9 dicembre 2019
Aggiornato 14:30

Terzo giorno di summit a Copenaghen, tensione tra «ricchi e poveri»

La bozza di documento danese fa infuriare i Paesi in via di sviluppo

COPENAGHEN - La conferenza sul clima di Copenaghen entra nel terzo giorno in un'atmosfera tesa, con i negoziati appena cominciati ieri e già minacciati dall'ira dei Paesi più poveri contro un presunto tentativo del «mondo ricco» di accaparrarsi la regia della lotta al clima. A far scoppiare il caso è stata ieri una bozza - riservatissima - di un testo stilato dalla presidenza danese del summit, che fisserebbe al 2050 diritti di emissione pro-capite doppi per i Paesi sviluppati rispetto a quelli meno industrializzati. Per gestire il meccanismo, il processo decisionale passerebbe dall'Onu a un club non ancora precisato di Paesi ricchi.

«Una grave violazione che minaccia il successo del processo negoziale», ha messo subito chiaro il delegato sudanese Lumumba Stanislas Dia Ping a nome del G-77, ovvero la coalizione di 130 Paesi in via di sviluppo. La Danimarca ha negato l'esistenza di un «testo segreto» per un accordo, ha precisato che ci sono solo «bozze di lavoro». Ma il danno è fatto e il vertice sembra destinato a continuare sotto il segno della sfiducia dei Paesi poveri.

Sempre ieri, a un presidente della Commissione Ue molto realista e convinto che non ci sarà un trattato a Copenaghen, ha tentato di fare da contrappeso il segretario generale Onu, Ban Ki-moon, che si aspetta «un accordo solido, che entri immediatamente in vigore». Jose Manuel Barroso da parte sua ritiene fattibile un'intesa di massima anche con obiettivi importanti, ma un testo vincolante «non è possibile, non è stato preparato, ci sono alcuni partner che non sono pronti», Cina e India in particolare.

Intanto l'Organizzazione Metereologica Mondiale (OMM) ha messo sul piatto nuovi dati allarmanti sul riscaldamento del pianeta: il decennio 2000-2009 sarà il più caldo da quando l'uomo ha cominciato a registrare le temperature in modo sistematico, quindi dal 1850. Il rapporto ha fatto il giro del mondo e rilanciato il dibattito sull'attendibilità delle previsioni, anche sull'onda del 'Climategate', l'affaire dei climatologi accusati di manipolare i dati sui pericoli da surriscaldamento del pianeta.