12 dicembre 2019
Aggiornato 22:00
Missioni militari

Blair nel 2002 avvisato da Lord Goldsmith: guerra è illegale

Polemiche sul contenuto del memorandum. L'ex premier brittanico: «Rifarei tutto il possibile per rovesciare Saddam»

LONDRA - La guerra in Iraq era illegale: questo, in sostanza, il contenuto del memorandum che il Procuratore Generale del Regno Unito, Lord Goldsmith, inviò al governo guidato da Tony Blair nel luglio del 2002, otto mesi prima dell'inizio del conflitto; un documento acquisito dalla Commissione di inchiesta guidata da Sir John Chilcot e sul quale sia Blair che Lord Goldsmith verranno successivamente ascoltati.

Come riporta il settimanale The Mail on Sunday, Goldsmith decise di inviare a Downing Street un parere scritto dopo essere stato informato, alcuni giorni prima, dell'intenzione di Blair di cooperare con l'Amministrazione Bush per un cambio di regime in Iraq: iniziativa che scatenò la furia del premier perché metteva per iscritto - e quindi consegnava agli archivi - un parere legale contrario all'intervento.

CAMBIO DI REGIME- Il memorandum sottolineava infatti come la guerra non potesse essere giustificata sulla sola base di un «cambio di regime», e anche se la Carta dell'Onu prevede un intervento militare «sulla base dell'autodifesa» questo caso non si dava, data l'assenza di qualsiasi minaccia irachena, e stesso lo discorso valeva per un «intervento umanitario»; infine, sarebbe stato molto difficile basarsi sulle risoluzioni degli anni Novanta che autorizzarono la prima Guerra del Golfo.

Lord Goldsmith, il cui rango gli permetteva di assistere alle riunioni di gabinetto su richiesta dell'esecutivo, venne di fatto escluso dalle successive discussioni per evitare che potesse esprimere il suo parere contrario di fronte ad altri Ministri e scatenare un fronte contrario all'intervento; su pressioni di due collaboratori di Blair, Lord Falconer e la baronessa Morgan, venne poi costretto a fare marcia indietro nonostante ancora il 7 marzo del 2003 avesse inviato un altro rapporto - che il governo si è sempre rifiutato di rendere pubblico - nel quale avvertiva della possibile illegalità del conflitto.

Dopo che le Nazioni Unite ebbero rifiutato una risoluzione successiva alla 1441 che autorizzasse l'uso della forza, Blair aveva infatti assolutamente bisogno di un parere legale favorevole senza il quale i generali non avrebbero acconsentito a inviare truppe in Iraq: parere firmato dallo stesso Lord Goldsmith che giunse il 17 marzo del 2003, pochi giorni prima dell'invasione.

«La risoluzione 687 (del Consiglio di Sicurezza dell'Onu) del 1991 ha sospeso ma non fatto cessare l'autorizzazione per l'uso della forza nella risoluzione 678 (quella che fornì la base legale per l'operazione Desert Storm, nel 1991), né lo ha fatto ogni altra successiva risoluzione»: in sostanza, scrisse Lord Goldsmith, la situazione di partenza in Iraq era quella di un cessate il fuoco soggetto a determinate condizioni, venute a cessare le quali era possibile un nuovo ricorso alla forza.

In discussione era il fatto se la successiva risoluzione 1441 approvata dal Consiglio (nella quale si minacciavano «gravi conseguenze» in caso di mancata ottemperanza irachena) costituisse appunto di per sé una base legale sufficiente per un nuovo intervento armato, come sostenuto dagli Stati Uniti, o se fosse necessaria prima un altro voto da parte dello stesso Consiglio, come ritenuto da Francia e Russia: «E' chiaro, dal testo della risoluzione, che se l'Iraq non ottempera ai suoi obblighi vi dovrà essere un'altra discussione, ma il testo è ambiguo e poco chiaro su quel che succeda dopo», notò il Procuratore Generale.

Lord Godsmith concluse tuttavia osservando che «il percorso legale più sicuro sarebbe quello di assicurare l'adozione di una nuova risoluzione che autorizzi l'uso della forza, anche se non esplicitamente: il punto fondamentale è quello di stabilire che il Consiglio ha concluso che l'Iraq non ha colto l'ultima opportunità offerta dalla 1441»; la posizione contraria, secondo la quale la 1441 «da sola basta a rimettere in atto l'autorizzazione all'uso della forza contenuta nelle risoluzione 678» sarà sostenibile «solo in presenza di prove solide e basate su fatti della mancata ottemperanza irachena».