7 dicembre 2019
Aggiornato 22:00
Senza il precedente iracheno forse ora sarebbe il nuovo presidente dell'UE

Blair: «Rifarei tutto il possibile per rovesciare Saddam»

L'ex Premier britannico intervistato da El Pais non cambia opionione sei anni popo

LONDRA - «Farei di nuovo tutto il possibile per rovesciare Saddam Hussein»: sei anni dopo, l'ex premier britannico Tony Blair non cambia opinione sulla necessità di un intervento militare in Iraq, questione sulla quale sarà chiamato peraltro a dichiarare davanti alla Commissione d'inchiesta guidata da Sir John Chilcot.

Intervistato dal quotidiano spagnolo El Pais, Blair ammette che senza il precedente iracheno forse ora sarebbe il nuovo presidente dell'Ue: «E' possibile, anche se credo che al momento di prendere una decisione si è scelto qualcuno che corrispondesse alle esigenze della carica e che sarà in grado di prendere le decisioni necessarie. Quando si è Primo ministro, una della cose alle quali bisogna abituarsi è che occorre prendere delle decisioni e accettarne le conseguenze».

«SPERO NELLE ELEZIONI» - Commentando quel che scrive la stampa britannica, ovvero che dalla Commissione la gente si aspetta «un processo, un verdetto, una sentenza e un'esecuzione», Blair sottolinea come la questione irachena «continuerà a dividere l'opinione pubblica per molti anni: in ultima analisi, quel che io spero è che le elezioni irachene dell'anno prossimo siano un successo».

Tornando alla decisione di entrare in guerra, l'ex premier ricorda di aver sempre detto che quel che successe dopo la caduta di Saddam fu molto peggiore di quanto previsto: «Come mi disse un iracheno una volta: ci siamo liberati di Saddam, ora vogliamo liberarci del terrorismo, ma non dovremmo essere costretti a scegliere fra le due cose».

DECISIONE DIFFICILE - Nessun dubbio dunque sulla necessità dell'intervento - una decisione «molto difficile» - anche in vista del perdurante terrorismo islamico: «E' un problema per risolvere il quale occorrerà molto tempo, e una combinazione di potere soft e duro: una delle ragioni per cui vivo con tanta passione la questione israelo-palestinese è che anche se non credo che il conflitto sia all'origine dell'estremismo, la sua soluzione contribuirà enormemente a sconfiggerlo».