18 gennaio 2020
Aggiornato 03:30
Un'onta che va rimossa solo con la morte

Iraq, ragazze in palestra per lotta libera, tribù: «Sgozziamole»

Squadra femminile di Diwaniya minacciata di morte

BAGHDAD - Nel sud dell'Iraq la maggior parte della popolazione considera una 'violazione' dei principi dell'islam che le donne vadano in palestra e si allenino in uno sport come la lotta libera: ma per i capitribù è addirittura un'onta che va rimossa solo con la morte. Lo scrive oggi il quotidiano panarabo al Sharq al Awsat, che riporta la denuncia fatta dai componenti della squadra femminile di lotta libera di Diwaniyia, città nel sud dell'Iraq, che hanno ricevuto minacce di morte e addirittura una pubblica condanna di un capo tribù che per «le ragazze che continueranno a farlo» ha chiesto che vengano «sgozzate».

La minaccia ha fatto il suo effetto, se si pensa che quattro delle componenti della squadra «hanno annunciato il loro ritiro». Ma secondo il foglio arabo edito a Londra, lo sport esercitato dalle donne è visto come una «sfida alle tradizioni tribali» che ha avuto modo di estendersi «dopo il ridimensionamento delle milizie armate» che imperversavano nel sud del paese imponendo la loro legge.

Oltre alla minaccia delle tribù esiste «il disprezzo» della società per donne che praticano «uno sport da uomini». «Offese quando vanno in giro nel bazar «e intimidazioni, non hanno scalfito «il gusto della sfida» di Farah Shaker, 17enne che va in palestra «coprendomi il capo con il velo», dice. «Ci detestano solo perchè pratichiamo lo sport», afferma invece Akram Hamed, una ragazza di 25 anni che non vuole assolutamente rinunciare al «campionato d'Asia» che si svolgeranno il prossimo settembre.

Ma Nawal Kazem, madre di «5 ragazze che vanno in palestra, denuncia: «Io ho paura, i miei parenti mi hanno consigliato di andare via da Diwaniya» per i troppi sms di minaccia ricevuti sul cellulare.