27 gennaio 2021
Aggiornato 13:00
Nomine Parlamento Europeo

Si assottigliano chance di Mauro per presidenza Europarlamento

Sostegno da Napolitano, ma Sarkozy appoggia il polacco Buzek

BRUXELLES - Proprio nel giorno in cui il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, dal summit dell'Europa centrale di Novi Sad (Serbia) dice di lui che ha «tutti i titoli per aspirare all'incarico di presidente del Parlamento europeo», Mario Mauro vede assottigliarsi le sue 'chance' di vincere la competizione con l'altro candidato del Ppe alla guida dell'Assemblea di Strasburgo, l'ex premier polacco Jerzy Buzek, a causa del sostegno esplicito espresso a quest'ultimo dal presidente francese Nicolas Sarkozy, alla fine del vertice Ue di Bruxelles.

Lo stesso Napolitano, che ha conosciuto bene Mauro quando era anche lui all'Europarlamento, ha riconosciuto che «c'è bisogno di un accordo politico» con altre forze perché l'eurodeputato del Pdl possa essere eletto. E, ha aggiunto il capo dello Stato «al momento la situazione è del tutto fluida, il Parlamento non si è ancora insediato», e anche Buzek, ha sottolineato, «è un esponente di rilievo della politica interna (polacca, ndr) ed europea». E poi, ha concluso, «si dovranno pronunciare anche i partiti socialista e liberale».

Finora, le speranze del candidato italiano (che sarebbe il primo presidente dell'Europarlamento dal 1979, quando l'Assemblea fu eletta per la prima volta a suffragio universale) riposavano soprattutto sulla possibilità che finissero con l'appoggiarlo gli eurodeputati francesi del Ppe, e magari anche quelli di alcuni paesi dell'Est (in particolare gli ungheresi), che i polacchi davano un pò troppo scontatamente a favore di Buzek. Ma Sarkozy sembra aver vanificato questo disegno. L'ex premier polacco, ha detto «è un eccellente candidato» e «un uomo di qualità», e la sua elezione invierebbe «un segnale estremamente positivo agli amici dei paesi dell'Est».

Nel pomeriggio di ieri, al vertice Ue, il ministro polacco degli Affari europei Mikolaj Dowgielewicz, dava praticamente per acquisita la designazione di Buzek come candidato unico dei popolari, «Ci prepariamo a stappare lo champagne: abbiamo il 70% dei consensi» fra le delegazioni nazionali del Ppe, sosteneva, parlando ai cronisti che seguivano il summit. Secondo lui, Buzek avrebbe ottenuto oggi anche l'appoggio del presidente romeno Traian Basescu (anche lui del Ppe), e avrebbe ormai il sostegno «di tutti i grandi paesi (salvo, naturalmente, l'Italia, ndr), dei nordici e dei nuovi Stati membri dell'Europa dell'Est». Secondo altre fonti polacche, ormai con l'italiano nel Ppe sarebbbero rimasti solo gli eurodeputati spagnoli, greci, portoghesi, ciprioti e maltesi, più i cattolici austriaci, olandesi e forse fiamminghi (Buzek è calvinista), per un totale di un'ottantina di voti su 267.

Nonostante le brutte notizie francesi e il trionfalismo dei polacchi (sempre da prendere con le pinze quando riguardano trattative ancora in corso), il premier italiano Silvio Berlusconi, grande sponsor di Mauro, continua a sostenerlo e si è detto pronto ad affrontare il voto nel Ppe per decidere il candidato unico del gruppo. Il presidente del Consiglio ha ammesso che «siamo partiti un pò in ritardo rispetto agli altri», ma, ha aggiunto vedremo se giocherà la grande differenza tra quello che è l'Italia in Europa» e ciò che è la Polonia. E se Mauro non passasse, «allora avremmo un credito - ha spiegato - che potremmo esigere con portafogli più pesanti nella Commissione europea, o con la presidenza dell'Eurogruppo tra un anno e mezzo, che vedo come una posizione molto buona per Giulio Tremonti».

Berlusconi a Bruxelles non ha neanche voluto rispondere a un cronista dell'Unità, che gli chiedeva se gli scandali riportati dalla stampa sui suoi rapporti con le donne non potrebbero avere influito sui mancati appoggi al candidato italiano (un'ipotesi che gode di un certo credito a Bruxelles).

La giornata ha registrato anche un'inutile polemica, che certo non aiuta Mauro, sull'atteggiamento nei suoi confronti da parte del Pd. Già nei giorni scorsi gli eurodeputati democratici si erano espressi con una certa prudenza, ma non avevano mai escluso il loro appoggio (che l'ex capodelegazione Gianni Pittella nei mesi scorsi aveva anzi dato per scontato). Oggi, una dichiarazione del nuovo capodelegazione David Sassoli ha messo il fuoco alle polveri. «Quando la candidatura di Mario Mauro verrà ufficializzata il Partito democratico la giudicherà. Per il momento - ha osservato Sassoli, con un accento polemico superfluo - si tratta di un'ipotesi circolata a seguito di incontri che si sono svolti nella casa del presidente del Consiglio. Non c'è nulla di ufficiale - ha concluso - e la delegazione del Pd al Parlamento europeo la valuterà al momento opportuno».

Immediata la reazione, a sua volta eccessiva, del ministro degli Esteri, Franco Frattini, da Bruxelles: «E' vergognoso che la delegazione del Partito democratico al Parlamento europeo abbia detto che voterà contro» Mario Mauro», ha sottolinato; e lo stesso Berlusconi gli ha fatto eco più tardi, affermando che «è una vergogna che la sinistra abbia annunciato che non sosterrà Mario Mauro, noi - ha ricordato - sostenemmo il dottor Romano Prodi».

In serata è giunta poi una precisazione piccata del responsabile Esteri del Pd, Piero Fassino, secondo cui «in nessuna sede ufficiale è stata mai adottata e avanzata la candidatura di Mario Mauro alla presidenza del Parlamento Europeo, e dunque non poteva e non può esserci alcun veto del Pd per una candidatura inesistente». Per Fassino, «quella del Presidente del Consiglio è in tutta evidenza una polemica infondata e pretestuosa, che forse serve a sviare l'attenzione dell'opinione pubblica dai guai suoi e della sua maggioranza».

Così, mentre in Italia governo e opposizione litigano invece di garantire a Mauro un appoggio bipartisan, il polacco Buzek avanza verso lo scranno pià alto di Strasburgo.