18 ottobre 2019
Aggiornato 06:30

Miliband: Guerra in Iraq come crociate, ministro apre a Islam

Sulla scia di Obama, foreign secretary chiude con politica Bush

LONDRA - La guerra in Iraq come le crociate e il colonialismo si aggiunge a una lista di pregiudizi che la storia britannica ha generato: oggi il ministro degli Esteri britannico David Miliband terrà un discorso che preannuncia un taglio con il passato, in particolare con quello di George W.Bush, e che punta a una politica estera di apertura al mondo islamico, sulla scia di quella inaugurata dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

Se in precedenza, il «foreign secretary» si è scusato per aver utilizzato la frase «war on terror», guerra al terrorismo, oggi riconoscerà il danno che il conflitto in Iraq ha causato alla legittimazione della Gran Bretagna. «L'invasione in Iraq e l'indomani, hanno causato un senso di amarezza, diffidenza e risentimento», dirà il capo della diplomazia britannica, lanciando un appello per una «nuova coalizione del consenso» tra l'Ovest e il mondo islamico. Ciononostante Miliband non farà ammenda per aver votato a favore della guerra in Iraq nel 2003, ma sottolineerà che «è chiaro» come la Gran Bretagna è vista in seguito alla decisione di appoggiare George W.Bush e ciò rafforza un pregiudizio creato dalla storia britannica.

«Le decisioni prese molti anni fa si sentono ancora nel panorama del Medio Oriente», affermerà Miliband. «Le linee segnate sulle mappe dai poteri colonialisti sono riuscite, tra le altre cose, a non rendere possibile la creazione di due Stati in Palestina». Infine, con un riferimento all'Iraq, Miliband concluderà: «Quando la gente sente parlare della Gran Bretagna, pensano troppo spesso a questo». Per questo, il ministro degli Esteri britannico farà eco a Obama quando chiederà a Israele di impegnarsi per la creazione di uno Stato palestinese e inviterà il mondo islamico a una «nuova coalizione del consenso».