15 dicembre 2019
Aggiornato 11:00

Sri Lanka: la resa delle Tigri Tamil dopo 37 anni di guerra

Introvabile il leader. Ribelli denunciano strage di civili

COLOMBO - I ribelli tamil dello Sri Lanka hanno ammesso la loro sconfitta dopo 37 anni di guerra contro il governo di Colombo per l'autonomia della zona nord-orientale dell'isola. Il movimento Tigri di liberazione dell'Eelam tamil (Ltte) ha dichiarato ieri di aver cessato le ostilità contro le truppe governative per «salvare la vita della nostra gente». Tuttavia, risulta ancora introvabile il leader dei ribelli, Velupillai Prabhakaran.

L'esercito cingalese aveva riconquistato due giorni fa il controllo dell'intera zona costiera dell'isola, per la prima volta da decenni, costringendo in soli tre chilometri quadrati gli ultimi ribelli. I combattimenti sono andati avanti per tutta la giornata dell'altro ieri, con l'uccisione di 70 ribelli, anche se il Presidente Mahinda Rajapaksa aveva già dichiarato la loro sconfitta «militare». Ieri mattina, il portavoce militare ha annunciato la liberazione negli ultimi tre giorni di 50.000 civili rimasti «ostaggio» dei ribelli, e poche ore dopo è arrivata la resa da parte dei tamil: «Questa battaglia si è conclusa in modo amaro. Non ci resta che una sola scelta di fronte a un nemico che ha ucciso il nostro popolo: abbiamo deciso di fare tacere le nostre armi. Ci rammarichiamo semplicemente per le vite che sono andate perdute».

In un comunicato emesso ieri, il responsabile delle relazioni internazionali dei tamil, Selvarasa Pathmanathan, ha quindi denunciato una strage di civili: «Nelle ultime 24 ore, più di 3.000 cadaveri di civili sono rimasti sulla strada, mentre altri 25.000 sono feriti in modo grave senza alcuna cura medica». Commentando la resa dei ribelli, il portavoce delle forze armate, generale Udaya Nanayakkara, ha detto che le tigri avevano «di fatto perso da molto tempo, ma non lo ammettevano». «Si battevano per un 'Eelam' (Stato tamil indipendente) che non avrebbero mai potuto ottenere», ha aggiunto.

Il movimento di guerriglieri più temuto al mondo venne fondato nel 1972 dal suo leader Velupillai Prabhakaran, introvabile da 18 mesi, con l'obiettivo di creare uno Stato autonomo nel nord-est a maggioranza tamil. Nel 2006, i ribelli erano giunti a controllare un terzo dei 65.000 chilometri quadrati dell'isola, contro i pochi metri quadrati in cui sono costretti oggi, secondo il ministero della difesa. In 37 anni, il conflitto ha causato più di 70.000 morti.

Secondo stime Onu, tra la fine di gennaio e la metà di aprile sono stati uccisi 6.500 civili nel nord-est del Paese. Per la brutalità della sua offensiva «finale», Colombo è stata duramente criticata dai Paesi occidentali, ma ha potuto contare sul sostegno di Cina, Giappone e Russia. Il primo ministro britannico Gordon Brown due giorni fa ha parlato di «conseguenze per le sue azioni» e il governo di Londra si è detto favorevole a un'indagine per «crimini di guerra» commessi sia dall'esercito che dai ribelli. Negli ultimi giorni, i ribelli hanno accusato i soldati di aver massacrato migliaia di civili, mentre il governo cingalese ha puntato il dito contro i tamil per aver usato i civili come scudi umani. Tuttavia, non è possibile verificare nessuna di queste affermazioni, perchè solo la Croce Rossa ha accesso all'area dei combattimenti.

I 20 milioni di abitanti dell'isola sono al 74% cingalesi e al 12,5% tamil.