18 luglio 2019
Aggiornato 02:30
Banche

Carige commissariata dalla Bce: il piano «lacrime e sangue» taglia-lavoro non è abbastanza

Banca Carige in amministrazione straordinaria. Lo comunica la stessa banca genovese dopo la decisione della BCE

Il palazzo della sede di Banca Carige a Genova
Il palazzo della sede di Banca Carige a Genova ANSA

GENOVA - Banca Carige in amministrazione straordinaria. Lo comunica la stessa banca genovese dopo la decisione della Bce. Pietro Modiano (attuale ad), Fabio Innocenzi e Raffaele Lener sono stati nominati commissari straordinari e opereranno in base all’articolo 72 del Tub esercitando tutte le funzioni e tutti i poteri spettanti all’organo di amministrazione ai sensi dello statuto della banca e della normativa applicabile. In particolare, adotteranno tutte le decisioni necessarie per la gestione operativa della banca, riferendone periodicamente alla vigilanza. Il loro compito sarà cercare di salvarla, possibilmente evitando l'intervento dello Stato e provando a trovare un nuovo partner o favorendo almeno un’acquisizione, dopo che il 22 dicembre i principali azionisti, la famiglia Malacalza, hanno bloccato l’aumento di capitale necessario a rimborsare un importante prestito ricevuto. 

Evitare l'intervento dello Stato

La Bce ha inoltre nominato un comitato di sorveglianza composto da tre membri: Gian Luca Brancadoro, Andrea Guaccero e Alessandro Zanotti. Il provvedimento, conseguente alle dimissioni della maggioranza dei membri del Cda, vuole dare maggiore stabilità e coerenza al governo della società. In continuità con la strategia in atto verranno proseguite da parte di Innocenzi, Modiano e Lener le attività di rafforzamento patrimoniale, rilancio commerciale attraverso recupero delle quote di mercato nei segmenti corem, «derisking» attraverso la riduzione dei non performing loan e ricerca di possibili «business combination». E' in corso anche la stesura del piano industriale. Tra i primi atti della nuova gestione dell'istituto ci dovrebbe anche l'avvio di una riflessione con lo Schema Volontario di Intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi per rivalutare l'operazione alla luce del nuovo quadro. «Essere stato nominato accanto agli esponenti apicali della banca, confermati nel nuovo ruolo commissariale, è indice della chiara scelta di dare continuità operativa alla banca all'interno della strategia già delineata», spiega Lener. E per Modiano «il provvedimento semplificherà e rafforzerà la governance di Carige e di conseguenza l'esecuzione della strategia in un quadro di sana e prudente gestione». Innocenzi, dal canto suo, sottolinea che «i vantaggi in termini di stabilità della banca si tradurranno in benefici per i clienti, i dipendenti e il territorio». Questo, almeno, sulla carta.

Fallito il «Transformation program»

Considerato il contesto nazionale e internazionale, non sono in molti a essere disposti a prestare soldi alle banche italiane, in difficoltà da anni a causa della crisi che ha aumentato il numero di crediti diventati inesigibili e ora danneggiate dall’aumento dello spread. Carige è considerata quella messa peggio tra le italiane: le principali agenzie di rating la giudicano «a rischio fallimento», il che rende ancora più complicato trovare investitori disposti a prestarle denaro. Era settembre 2017 quando Carige, nel suo nuovo piano industriale per il triennio 2017-2020, annunciava «un ritorno a un risultato economico positivo nel 2018» e puntava a soddisfare «integralmente» le richieste di Bruxelles. Come deciso allora dalla Bce, lo stock dei crediti deteriorati dell'istituto finanziario avrebbe dovuto ridursi dai 7,5 miliardi di euro del 2016 a 5,5 miliardi entro la fine del 2017 per arrivare a quota 3,7 miliardi entro il 2019. Ma il piano del ceo Paolo Fiorentino aveva optato per un'accelerazione rispetto a quello di Guido Bastianini. Il «Transformation program» che prometteva di riabilitare l'istituto finanziario sia agli occhi dei risparmiatori che a quelli della Bce sarebbe stato tutto fuorché indolore.

Tagliati mille dipendenti e 120 filiali

Il piano industriale prevedeva, tra le altre cose, anche la riduzione di circa mille dipendenti e la chiusura di circa 120 filiali. Nei licenziamenti di massa avrebbe dovuto essere coinvolto circa il 20% del personale della banca e il 20% degli sportelli: una riduzione del 23% dei costi operativi entro il 2020. I dipendenti sarebbero scesi così dai 4.742 di inizio luglio 2017 (erano 4.873 a fine 2016) ai circa 3.900 a fine piano mentre le filiali sarebbero passate dalle 518 di inizio luglio (dato che sconta già 58 chiusure nel corso dell’anno) a 455 a fine piano. Fiorentino ha aumentato la previsione di tagli di oltre il 100% rispetto a quelli previsti nel piano di Bastianini. Per ora è tutto fermo. L'attenzione rimane però altissima, anche perché nel sistema bancario, in termini di lavoratori con i requisiti per i prepensionamenti, «si è già raschiato fino in fondo il barile» per usare le parole, pronunciate proprio a proposito di Carige, del segretario generale della Fabi Lando Maria Sileoni: quindi, in caso di nuovi tagli, rimarrebbe in molti casi solo lo strumento del licenziamento. Un vero e proprio tracollo per Carige, che non ha oscurato certo lo scandalo, nel 2013, dell'arresto dell'ex presidente della banca e ex vicepresidente dell'Abi Giovanni Berneschi, per oltre vent'anni alla guida della banca genovese, in seguito a un'indagine della Procura di Genova che gli ha imputato le accuse di associazione a delinquere, truffa aggravata e riciclaggio.