22 settembre 2018
Aggiornato 03:30

Siri promette la flat tax al 15% sulle partite Iva entro tre anni

Il consigliere economico di Salvini al Corsera spiega che sull'Irpef stanno "ragionando"
Il consigliere economico della Lega Armando Siri
Il consigliere economico della Lega Armando Siri (ANSA/GIUSEPPE LAMI)

ROMA - «L’obiettivo è avviare il contratto di governo, dalla flat tax, alla pace fiscale, alla quota 100 per le pensioni, in un’ottica di legislatura. Non si può fare tutto in un anno. Il nostro impegno è quello di portare l’Irpef al 15% nel giro di tre anni». Lo afferma il sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri, consigliere economico di Matteo Salvini, in una intervista al Corriere della Sera. «Daremo subito un segnale molto forte ai titolari delle partite Iva applicando un’imposta piatta. Stiamo valutando le soglie, potrebbero essere il 15% fino a 65 mila e il 20% per la parte eccedente – prosegue – fino a 100 mila euro. Fino a 65 mila euro sarebbe un’imposta forfettaria che assorbirebbe tutto, anche l’Iva». Questo riguarderebbe professionisti, artigiani, società di persone, snc, sas e le srl cosiddette in trasparenza. «Un milione e mezzo di soggetti, due milioni con il tetto a 100 mila euro».

Su Irpef e pace fiscale
Per l’Irpef invece «stiamo valutando l’opportunità, l’impatto, la spesa. Ragioniamo su come procedere». Quanto alla pace fiscale «dobbiamo dare la possibilità a chi oggi viene considerato ‘inesigibile’ di saldare il proprio debito con una piccola somma. Le cartelle potranno essere saldate pagando un’aliquota variabile, del 6, il 10 o il 25% a seconda dell’entità del debito e del reddito del debitore. Ci sono 750 miliardi di euro di questi crediti inesigibili. Se cambiamo queste condizioni, le rendiamo più favorevoli, la gente pagherebbe».

Deficit dell'1,7%, non dello 0,9%
Infine, sul Bilancio che ancora incorpora gli aumenti dell’Iva che vengono continuamente rinviati, «il nostro deficit strutturale non è dello 0,9%, ma dell’1,7% – dice Siri – perché ci dobbiamo mettere sopra anche 13 miliardi di Iva. Sarebbe il caso di fare un’operazione trasparenza, mettendo in chiaro che l’Iva non l’aumenteremo, incorporandola nel deficit». Si andrebbe oltre il 2% di «uno o due decimali, ma avremmo fatto pulizia, e da lì, poi, potremmo ridurre questo deficit».