17 novembre 2018
Aggiornato 20:00

L'ultima rivoluzione Ue sulle auto, che mette a dura prova il futuro italiano di Fca

L'Ue sta creando una normativa che obblighi le case automobilistiche a investire nel settore elettrico: ma il passaggio è molto costoso, al di là delle reali forze del settore
Bandiere FCA della palazzina FIAT Lingotto a mezz'asta per la notizia della morte di Sergio Marchionne
Bandiere FCA della palazzina FIAT Lingotto a mezz'asta per la notizia della morte di Sergio Marchionne (ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO)

TORINO - Non sarà un percorso facile quello di Fca verso l'orizzonte dell'auto elettrica e della mobilità sostenibile. I dati, brutali, non mettono in evidenza un panorama particolarmente florido e propizio e si può sostenere che senza un contributo statale lo sviluppo della trazione elettrica, e ancor più dell'auto a guida autonoma, non produrrà effetti di massa. In altri termini; se si vogliono salvare gli stabilimenti italiani la proprietà di Fca e lo Stato devono intervenire congiuntamente. Sarà necessario un importante contributo statale, che rafforzi ricerca, consumo e infrastrutture. L'auto si sta trasformando, e con essa potrebbe farlo l'intera economia europea.

I numeri
Un recente studio pubblicato dalla Acea – European Automobile Manifacturing Association, la massima autorità mondiale nel campo della mobilità elettrica e sostenibile – ha messo nero su bianco le difficoltà che il settore reca al suo interno, debolezze intrinseche che, per essere superate, necessitano di interventi che accorpino risorse pubbliche e private. La richiesta di auto elettrica è in costante aumento: fattori di tipo culturale, moda, curiosità, sensibilità ambientale, creazione di status, rendono questo prodotto – che per altro vanta oltre un secolo di storia – molto desiderato. Ma la diffusione di questo nuovo modello di trasporto incontra, da sempre, grosse difficoltà. Lo studio prodotto da Acea contestualizza la diffusione dell'auto elettrica in Europa: il risultato mette in evidenza che tale veicolo ha una diffusione direttamente proporzionale alla capacità personale di spesa.

A chi interessa, e a chi no
Quindi i paesi del nord Europa – Norvegia, Svezia, Danimarca, Belgio e Finlandia – hanno abbracciato con entusiasmo l'energia elettrica. Scendendo verso sud, laddove decresce la ricchezza pro capite flette anche la domanda. I paesi meno «interessati», o sarebbe meglio dire che non se lo possono permettere, sono: Spagna, Italia e Grecia. A metà si collocano i giganti, Francia, Germania e Gran Bretagna. Nei paesi dove il reddito pro capite è inferiore a 18.000 euro annui l'incidenza del motore elettrico è pari a zero. In Estonia, reddito pro capire intorno ai 17.000 euro, il risultato peggiore: 0.17%. Seguono Romania, 0,21% e Grecia con lo 0,23%. In metà degli stati europei non si supera lo 0.75%. L'auto elettrica sta avendo il classico sviluppo commerciale dei nuovi prodotti tecnologici, esattamente come fu per l'automobile oltre cento anni fa. Un prodotto di nicchia, di lusso, acquistato dalle fasce alte, anche culturalmente, del mercato. In tal senso la normativa europea inizia a spingere in una direzione più «democratica», grazie al cosiddetto piano di emissioni Post 2020. Che al momento appaiono però molto ottimistici.

La normativa
Il progetto dell'Unione Europea, che ha sorpreso non poco le case automobilistiche, è molto impegnativo: il 15% delle vendite entro il 2025, il 30% entro il 2030.
In otto anno quindi le vendite dovrebbero passare da poche decine di migliaia di veicoli e oltre i due milioni. «Siamo preoccupati per le aspettative irrealistiche che potrebbero avere i rappresentanti politici riguardo allo sviluppo di questo settore - sottolinea ancora Jonnaert - Già oggi, con la sola proposta della Commissione, dovremmo passare da meno dell’1% delle vendite di elettrico di oggi al 30% nel giro di meno di 12 anni. E il Parlamento vorrebbe proporre obiettivi ancora più alti, arrivando sino al 50%». Erik Jonnaert, segretario generale dell’associazione , sottolinea: «Il Parlamento Europeo non deve perdere di vista il fatto che il mercato è guidato essenzialmente dai consumatori. Un passaggio naturale all’elettrico non si verificherà, a meno di non renderlo più accessibile». In tal senso la stringente normativa potrebbe perfino penalizzare i produttori europei, favorendo i giganti statunitensi e asiatici.

Economia e politica
Il ragionamento a questo punto diventa politico. Lo scontro nel settore elettrico coinvolge colossi che valgono più degli Stati, che hanno capacità economiche rispetto le quali Fca, e tutti gli altri gruppi automobilistici compresi quelli tedeschi, infinitamente maggiori. L'alternativa è data dall'accorpamento tra grandi gruppi: ma non ci convince, perché sposterebbe - per quanto concerne Fca - ulteriormente il baricentro al di fuori dell'Italia. Prospettiva da evitare a ogni costo. Inoltre, anche in questo caso, ci si troverebbe a fronteggiare colossi industrialmente insuperabili. Si pensi a Google e al suo progetto di auto a guida autonoma, che beneficia di un contributo statale negli Usa pari a 4 miliardi di dollari. In questo scenario la diffusione dell'auto del futuro ha importanti problemi strutturali legati alla produzione di energia - le infrastrutture – al costo, e alla diffusione delle fonti di approvvigionamento. Il discorso si potrebbe allargare, coinvolgendo pesantemente scenari geo politici oggi traballanti, soprattutto per quanto riguarda le fonti di approvvigionamento delle fonti. E' chiaro che il settore, se lasciato alla libera concorrenza che imperversa – per altro ridicolizzata dagli Usa e dalla Cina che sovvenzionano le loro industrie, anzi quelle cinesi sono pienamente statali e controllate dal partito – cancellerà la produzione di questi prodotti in Europa. Si tratta quindi di comprendere quale sviluppo industriale si vuole dare al vecchio continente. Si può anche decidere di far collassare il sistema industriale legato all'auto, in Italia e ovunque. Ma ovviamente non è la scelta più proficua: solo una vera sinergia pubblico privato riuscirà a valorizzare la storia industriale del vecchio continente.