22 ottobre 2018
Aggiornato 22:00

«Il governo M5s-Lega ha l'opportunità di dare più potere al popolo»

L'economista americano Jeremy Rifkin a Bruxelles per l'Economic Forum 2018: «Il governo italiano può trasformare l'economia»
L'economista Jeremy Rifkin
L'economista Jeremy Rifkin (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

BRUXELLES - Dalla 'Capitale d'Europa', in subbuglio per la nascita del governo «populista» formato da Lega Movimento 5 stelle, si alza forte una voce fuori dal coro: quella dell'economista americano Jeremy Rifkin, teorico della 'Terza rivoluzione industriale'. Parlando con alcuni cronisti a margine del Brussels Economic Forum 2018 il teorico di un nuovo modello economico collaborativo di società sottolina come il risultato delle elezioni in Italia ha dato «una forte scossa politica», in cui «coloro che hanno votato il Movimento 5 stelle e la Lega hanno detto che il modo in cui il Paese è stato governato finora non è più accettabile». Questa per i due partiti «è un'opportunità non semplicemente per un nuovo governo», ma «per una riflessione molto matura e sensata su come cominciare la trasformazione dell'economia per dare più potere al popolo ('power to the people' in inglese, che significa anche più 'energia al popolo' ndr) alle comunità locali», applicando «un principio fondamentale del Trattato Ue, quello della sussidiarietà». 

«Per l'Italia le ultime elezioni sono state la sveglia»
Per Rifkin lo scorso 4 marzo, in Italia, è suonata una sveglia il cui suono potrebbe diffondersi in tutta Europa: ora - ha continuato Rifkin - è il momento per il Paese di fare un grosso respiro, di fare un passo indietro e di chiedersi: chi siamo noi come popolo? «Sono trent'anni che vado in Italia, sono stato in molte comunità locali: la creatività pro capite in Italia è semplicemente straordinaria, perché c'è così tanta diversità culturale, che è una ricchezza. Oggi ogni regione d'Italia dovrebbe sfruttare il proprio patrimonio culturale a livello transfrontaliero, iniziando a mostrare l'Italia come il faro della prossima fase del sogno europeo». In fondo «sono stati gli italiani, con Altiero Spinelli, a portare l'Europa nel sogno europeo. Ora - ha osservato il saggista americano - è un nuovo inizio: non penso che nessuno dica di no all'Europa. Ma è tempo di riflettere, a livello italiano ed europeo, su come passare meglio alla prossima fase di questo sogno europeo. E di fare le trasformazioni necessarie per rendere l'Europa più collaborativa e più forte, più adatta agli interessi delle comunità locali».

«L'Italia verso la Terza Rivoluzion industriale»
Parlando ancora dell'opportunità che ha il nuovo governo, Rifkin ha osservato: «Bisogna creare una piattaforma per un piano di transizione economica», per avviare l'Italia sulla strada della Terza Rivoluzione industriale, in modo che sia «un faro per la prossima fase, per quello che vogliamo ovunque, in Europa e nel mondo: più potere al popolo, più energia distribuita, in modo che le persone possano avere un maggior diritto di parola sul loro destino economico». Questo «non preclude la globalizzazione, ma diventa 'glocalizzazione'». Nel mondo interconnesso di Internet, «ogni comunità locale - ha spiegato -, grazie alle tecnologie, può dialogare con altre regioni in tutto il mondo e cercare nuove opportunità economiche: non è teoria, ma pratica, sta già succedendo». Secondo Rifkin, «quello di cui abbiamo bisogno ora è una visione di governo che sia commisurata alla piattaforma trasparente e digitale 'laterale' (cioè orizzontale, ndr) che stiamo creando: e quella visione è il principio di sussidiarietà. Che non preclude l'esistenza degli Stati nazione, né dell'Ue, ma significa che tutto il potere decisionale deve partire dai luoghi in cui le persone vivono e lavorano».

Non uscire dall'Europa, ma cambiarla
«Non credo che nessuno in Italia dirà che vuole uscire dall'Europa, che nessuno dei due partiti (al potere, ndr) dirà una cosa del genere», ha detto ancora Rifkin, ricordando però che «c'è una legittima critica al fatto che il mondo, per come è governato ora, si sta muovendo troppo verso le élite. E penso - ha riconosciuto - che sia una constatazione giustificata, in tutto il mondo. In Italia, ma anche altrove nel mondo, le persone dicano che vogliono avere più controllo sulla loro economia e sulle loro vite. E questa è una cosa positiva». Secondo l'economista americano, questo è «un momento pieno di potenzialità per l'Italia. Due partiti politici si sono accordati e hanno una maggioranza. Ora - ha suggerito -, entrambi dovrebbero fare un respiro profondo, fare un passo indietro, non farsi coinvolgere nelle turbolenze del giorno per giorno, di chi ha detto che cosa, per iniziare invece a sviluppare un piano di transizione ben meditato, che consenta ad ogni comunità locale e ogni regione di iniziare a trasformarsi in un'infrastruttura della Terza rivoluzione industriale».

Perché cambiare 'questa' Europa
«Nella realtà il principio di sussidiarietà non è ancora stato applicato» in Europa, ha lamentato il saggista americano. «Il principio di sussidiarietà è nei Trattati Ue, ma sospetto che molte persone in Europa non sappiano neppure che esiste». , E invece, «tutto quello che dobbiamo fare è prenderlo sul serio», lanciando «un piano per la Terza rivoluzione industriale in Italia e in Europa» che parta dalle comunità locali. Se si procederà su questa strada, «vedremo un Rinascimento dello spirito».