24 settembre 2018
Aggiornato 20:30

L'Ocse lancia l'allarme: 66 milioni di lavoratori rischiano di essere sostituiti dai computer

E su altri 32% di posti di lavoro grava l'ombra di possibili cambiamenti su qualifiche e mansioni
Operai in fabbrica.
Operai in fabbrica. (EPA/ABIR SULTAN)

ROMA - Nelle economie avanzate l'equivalente di 66 milioni di lavoratori, quasi uno su 6, sono ritenuti ad "elevato rischio di automazione». Lo afferma l'Ocse in base ad una analisi che copre 32 Paesi e che si basa sulla Survey of Adult Skills (Piaac), secondo cui sul 14% dei posti di lavoro attuali vi è un 70% o oltre di probabilità di automazione da parte di computer e algoritmi. L'ente rileva comunque come questo dato appaia più contenuto di quello indicato in uno studio analogo nel 2013 (Frey and Osborne).

Cambiamenti significativi
Oltre ai posti ad alto rischio vi è un ulteriore 32% di posizioni su cui, secondo l'ente parigino, si potrebbe assistere a «cambiamenti significativi» su come vengono gli stessi lavori vengono svolti, sulle mansioni, sulla quota di lavoro che potrebbe essere robotizzata e sulle qualifiche che saranno necessarie per accedere a questi posti.

Differenze
Vi sono poi differenze significative tra Paesi: si va da un picco del 33% nella Repubblica Slovacca di posti di lavoro che sono ad altro rischio di automazione ad appena il 6% in Norvegia. In Italia questa quota si attesta attorno al 15%, secondo i grafici pubblicati dall'ente parigino. Più in generale il lavoro nei paesi nordici appare meno a rischio di automazione, mentre all'opposto probabilità più elevate riguardano le posizioni con basse qualifiche, come addetti alle cucine, minatori, addetti alle pulizie, nelle costruzioni e nei trasporti.