15 agosto 2020
Aggiornato 14:30
La tecnologia sostituirà l'uomo?

Arriva il robot che fa la pizza. Sta per finire, dopo millenni, il lavoro?

Pizze preparate da robot, consegne a domicilio effettuate da robot, interi ristoranti gestiti da robot. Se questo è il presente, quale sarà il futuro? Saranno i robot a «rubarci» il lavoro?

ROMA - Una pizza preparata, impastata, condita, e cotta da un robot, ma consegnata da un umano: almeno fino a quando i droni muniti di forno non saranno sicuri. Quindi anche il mestiere del pizzaiolo presto verrà sostituito dalle macchine? Alex Garden, un rampante giovane che qualche anno fa creò XBox Live, ha deciso di rivoluzionare il mondo della pizza, e con la ristoratrice Julia Collins ha fondato Zume Pizza, startup con le caratteristiche sopracitate.

Il robot pizzaiolo
Il fine è sempre lo stesso: contenere i costi. E cosa c’è di migliore che sostituire un pizzaiolo con un robot? «Abbattiamo costi e tempi di produzione grazie ai nostri pizzaioli robot, ma senza rinunciare alla qualità del prodotto finito». Il video promozionale illustra la rivoluzionaria procedura: lungo un nastro trasportatore scorre la pasta della pizza, qui un robot spalma la salsa. Subentra un essere umano che la condisce, dopodiché la pizza prosegue verso un forno caricato su un furgone. Quando la consegna si trova a circa tre minuti da casa inizia la cottura. E la pizza arriva calda.

Il robot fattorino
A Londra, invece, a suonare il campanello di casa non sarà un fattorino come in California. Sarà un robot in persona. Just Eat, una ditta che produce cibo da asporto, ha iniziato una collaborazione con Startship Technologies al fine di realizzare un servizio di consegne automatizzato. I robot potranno andare un po’ ovunque in città, grazie ad una interazione uomo-macchina che dovrebbe permettergli di muoversi senza pericolo. Il programma di sperimentazione inizierà nei prossimi mesi ma già si vocifera che gli automi potranno consegnare ogni tipo di pasto, pacchi e prodotti ai consumatori.

Robot nella giungla urbana
Zuma Pizza, in realtà, parrebbe quindi un passo indietro rispetto alla concorrenza, proprio sul fronte delle consegne: Domino, corporation operativa nel settore della consegna a domicilio, ha inventato una macchina che già si avventura per la giungla urbana munita di pizza, cibo vario e bevande. Con il Dru, acronimo di Domino's Robotic Unit, che ricorda un carrello della spesa. Ma non ci si deve confondere, perché la tecnologia in esso contenuta è di estrazione militare. Può arrivare a 20 chilometri orari, più o meno la velocità di una bicicletta, e nella sua pancia di acciaio mantiene il cibo fresco, o caldo, fino all’attimo della consegna.

L'assalto dei robot
«Dru è un veicolo di consegna autonoma ed è destinato a prendere d'assalto il mondo», ha annunciato la società entusiasta. Non c’è dubbio che sarà un assalto, i robot di cui si parla hanno software in grado di fargli evitare qualsiasi ostacolo incontrino sulla loro strada. E se oggi viene consegnata la pizza, perché non pensare che domani verranno consegnati gli umani? Taxisti state attenti, nemici ben più agguerriti di Uber vi attendono.

Convergenza post capitalismo e marxismo
«Tutto ciò che è immaginabile diventerà realtà», così diceva un noto scrittore, filosofo e diplomatico francese, membro dell'Académie française. Inutile quindi pensare di ostacolare tutto questo, a meno che non si voglia intraprendere guerre di principio che ricordano le lotte tardo-ottocentesche dei piccoli commercianti parigini che si opponevano all’arrivo dei grandi magazzini, magistralmente raccontate dalle penna di Emile Zola ne «Il paradiso delle Signore». Nel romanzo la ferrea volontà di resistere al cambiamento inevitabile portava alla rovina umana tutti coloro che tentavano quella via.

L'intuizione di Marx
Oggi siamo nella stessa situazione, forse ancor più critica. In prospettiva si vede la fine del lavoro umano, fine peraltro non inquadrabile ideologicamente: perché se deriva dalla volontà di contrastare il costo monetario umano, esso fu teorizzato già nei Grundrisse da Karl Marx: il quale ipotizzò il superamento del capitalismo e del lavoro salariato attraverso lo sviluppo del ruolo del sapere e della scienza identificato con il sistema della macchine semi-automatizzate.

Hawking: robot minaccia per il genere umano
Buon ultimo, si fa per dire, di una legione di visionari, giunge l’astrofisico che siede sulla cattedra di Isaac Newton a Cambridge, Stephen Hawking, il quale solo poche settimane fa ha profetizzato: «I robot domineranno il mondo», ed ha posto l’intelligenza artificiale nei tre grandi pericoli per l’umanità. I primi due sono inquinamento e sovrappopolazione. «Dobbiamo guardarci dai progressi dell’intelligenza artificiale, perché potremmo presto scoprire che i robot sono meno amichevoli di come sembrano» ripete da tempo lo scienziato. Ci si potrà anche guardare, ma ormai il sistema è fuori controllo e procede a ritmo spedito.

Milioni di disoccupati a spasso
L’economista statunitense Wassily Leointief nel 1983 profetizzò: «Le macchine sostituiranno gli uomini come i trattori hanno fatto con il cavallo». L’affermazione suscitò sorrisi e ilarità. Oggi che un braccio meccanico si accinge e sostituire un piazzaiolo, e un robottino con quattro ruote prende il posto del fattorino, tale affermazione non appare stravagante. Tentando di divinare il futuro leggendo il passato, i dati smentiscono tale profezia: l’evoluzione tecnologica raramente ha divorato posti di lavoro, e ogni volta che le macchine hanno migliorato l’efficienza produttiva nuovi posti hanno sostituito quelli vecchi. Edgard Lud protestava senza ragione: almeno fino ad oggi. Ma la quarta rivoluzione industriale presenta caratteristiche oscure.

La tecnologia divorerà 5 milioni di posti di lavoro entro il 2018
Durante l’ultimo World Economic Forum, sono stati presentati dati che portano a un risultato: entro il 2018 la tecnologia divorerà 5 milioni di posti di lavoro nelle 15 principali economie del mondo. E la nuova occupazione creata non compenserà i licenziamenti: si tratta del capitalismo 4.0, ormai privo del fattore umano. L’ex ceo di Mac Donalds lo scorso giugno l’ha detto in termini perentori: «E’ più economico acquistare un braccio robotico da 35.000 dollari piuttosto che assumere un lavoratore inefficiente che prende 15 dollari all’ora per impacchettare patatine fritte».

In Cina il ristorante dei robot
In Cina è stato recentemente inaugurato il primo ristorante con uno staff quasi interamente costituito da venti robot che cucinano, servono le ordinazioni al tavolo e chiacchierano con i clienti con la visualizzazione di dieci espressioni facciali buone per tutti, dai bambini agli adulti. Secondo i ricercatori di Oxford Carl Benedikt Frey e Michael A. Osborne, il 47% dei lavori negli Stati Uniti è già a rischio computerizzazione: oggi. Per il docente della Rice University, Moshe Vardi, per esempio, entro i prossimi 30 anni i robot potrebbero portare a tassi di disoccupazione superiori al 50%.

La vita senza nulla da fare
Tali prospettive aprono scenari interessanti ed inquietanti. Come guadagneremo da vivere? Se il salario non esisterà più sarà sostituito da un vitalizio assegnato in virtù di un diritto naturale? Quale sarà il valore delle cose prodotte dai robot? Se non esiste più la componente lavoro, dove si genera il plusvalore? Il denaro perderà valore perché non più ancorato a nulla? La fantascienza si è avventurata in questo campo da tempo, ma ora è il momento dei sociologi e degli economisti, che, in realtà, affrontano il tema con molta cautela. Senza più nulla da fare, le giornate risulteranno vuote e noiose, senza uno scopo? Crollerà l’intera struttura sociale per come la conosciamo da sempre, i legami familiari, il concetto di bisogno? Oppure vivremo in un paradiso terrestre, dove non avremo nulla da fare se non fare cose totalmente inutili ma che ci piacciono?