26 gennaio 2020
Aggiornato 18:00
durante l'audizione alla camera

Pensioni, Corte dei Conti: «Ecco perché meno vincoli agli investimenti sul risparmio aiuterebbero l'economia»

Secondo la Corte dei Conti, l'obiettivo primario è quello di garantire la sostenibilità del sistema previdenziale. Ma i vincoli attuali degli investimenti sul risparmio ostacolano l'impiego di risorse nei settori più meritevoli

La proposta della Corte dei Conti sui vincoli degli investimenti sul risparmio.
La proposta della Corte dei Conti sui vincoli degli investimenti sul risparmio. Shutterstock

ROMA - La premessa è che l'opportunità di introdurre «vincoli specifici veicolando parte del risparmio previdenziale in imprese che abbiano determinate caratteristiche meritevoli di tutela» è una scelta che spetta al legislatore. Ma, aggiunge la Corte dei Conti, «è da evidenziare che poco efficaci, se non controproducenti, si sono rivelati i vincoli che hanno imposto agli intermediari di investire in questo o quell'altro settore, in questo o quell'altro strumento. Poco efficaci perché moneta e credito tendono a distribuirsi secondo le opportunità e la profittabilità degli impieghi».

La Corte dei Conti in audizione alla Camera
In un'audizione in commissione Lavoro della Camera, la Corte dei Conti ha rilevato che «le finalizzazioni a un determinato impiego possono generare costosi e opachi meccanismi di riallocazione che accrescono il costo dei fondi per l'utilizzatore finale e non garantiscono affatto che le risorse affluiscano lì dove si vorrebbe. Tali limitazioni inoltre hanno spesso finito per rivelarsi controproducenti perché hanno deresponsabilizzato i gestori delle risorse finanziarie che hanno potuto nascondere cattivi risultati della gestione dietro norme che hanno loro imposto questo o quell'impiego».

Poche risorse nei settori più meritevoli
La Corte ricorda comunque che «obiettivo primario» dei gestori del risparmio previdenziale «deve essere quello di garantire la sostenibilità del sistema pensionistico. Obiettivo questo che richiede la solidità e la redditività degli investimenti effettuati e che potrebbe incontrare fattori di rischio ove si indendesse finalizzare tali gestioni al sostegno di determinati settori dell'economia». E «fermi restando gli opportuni vincoli alla diversificazione del rischio, piuttosto che imporre questo o quello impiego ai gestori sarebbe preferibile che venissero rimossi gli ostacoli all'impiego di tali risorse verso settori che si considerino meritevoli di sostegno».