24 settembre 2021
Aggiornato 05:30
Il Sindacato autonomo di Polizia punta il dito contro il governo

Tonelli: «Siamo al collasso operativo, basta slogan e tagli»

Quale è il livello reale di sicurezza nel nostro Paese? Il decreto legge antiterrorismo passato alla Camera pochi giorni fa è sufficiente a contrastare la minaccia di un attacco dietro l'angolo? Per il Segretario generale del Sindacato autonomo di Polizia, «questo governo non ha la sicurezza all'interno delle sue priorità» e a dimostrarlo sono i molti, troppi tagli alle forze dell'ordine.

ROMA - «Questo governo non ha la sicurezza all'interno delle sue priorità». È perentoria e ferma la risposta del Segretario generale del Sindacato autonomo di Polizia, Gianni Tonelli, in merito alla sicurezza nel nostro Paese: non siamo pronti ad affrontare lo stato di emergenza in cui l'Italia e l'Occidente tutto versa e, anzi, si va in direzione di un continuo e sfiancante smembramento delle forze di polizia presenti sul territorio. In un'intervista rilasciata al DiariodelWeb.it, il Segretario generale del Sap illustra la deriva della situazione che vede l'incessante sacrificarsi della sicurezza a solo danno dei cittadini.

L'ITALIA CONTRADDITORIA: SI NORMA, MA SI TAGLIANO I MEZZI - A pochi giorni dal primo sì della Camera al decreto legge antiterrorismo, Gianni Tonelli si dice affatto persuaso dalla normativa contemplata nel dl, evidenziando l'inutilità del dettar legge se poi si procede con tagli pesanti agli strumenti atti a sostenere la legge stessa. «In Italia non mi pongo il problema di come sono le leggi che vengono fatte, perché molte volte le leggi sono degli spaventapasseri, delle ombre dietro le quali ci si vuole nascondere – spiega il Segretario generale del Sap –. In Italia abbiamo il più alto numero di leggi e il più basso numero di effettività di queste. Allora qui si tratta di voler realmente combattere un fenomeno e lo strumento normativo può essere uno strumento nelle mani di chi vuole combattere. Io, però, posso darle qualsiasi arma o qualsiasi strumento, ma se uno non ha voglia di lavorare gli strumenti non servono a niente. Io penso che in Italia debba partire un nuovo modo di essere, perché siamo contraddittori: da una parte vogliamo ottenere un risultato, ma dall'altra non facciamo nulla per ottenerlo, facciamo finta di fare qualche norma.. Ad esempio come quello che è successo con la Barcaccia, arrivano gli olandesi e si parla di Daspo europeo; oppure come quando ultimamente il ministro Alfano, siccome c'è una forte crescita dei furti in appartamento, ha voluto aumentare la pena. Peccato che poi, contestualmente, ha tagliato gli uomini. Quindi si vede che in tribunale a farsi condannare questi mascalzoni ci andranno da soli. Io credo che i furti in appartamento si possano combattere in due maniere: con una prevenzione, ossia le forze sul territorio – mancano 42mila unità, di cui 18mila solo nella Polizia di Stato – con una attività, sotto questo profilo giurisdizionale, più snella, più efficiente. In questo modo si riuscirebbe a combattere il fenomeno e può essere che un aumento di pena possa servire, ma altrimenti sono soltanto dei palliativi per dire che si sta facendo qualcosa quando in realtà non si fa nulla», continua Tonelli.

I TAGLI ALLA POLIZIA DI STATO - Quanto ha sofferto il Corpo di Polizia dei tagli apportati dal governo? «Noi siamo al collasso operativo», risponde il Segretario, che continua: «Checché vogliano dire tutti i giorni, noi siamo al collasso operativo. Mancano 18mila operatori delle forze dell'ordine; ogni dieci giubbotti antiproiettile che vengono ritirati – visto che parliamo di assalti dell'Isis – ne viene riconsegnato solamente uno perché non ci sono soldi». I fondi mancano anche per gli elementi più basilari, come ad esempio le divise, cui ogni operatore dovrebbe aver diritto. Rispetto agli anni passati, la situazione è peggiorata e sembra continuare a farlo: «Basti dire che 1992 avevamo l'equivalente di 90 milioni di euro per le divise, quest'anno 15 milioni e ottocento mila euro. Abbiamo inaugurato la nuova divisa che io, per ironia, ho deciso definito la 'bisforme', perché non essendoci i soldi per poterla acquistare per tutti coloro che facevano controllo del territorio, c'è chi l'aveva e chi non l'aveva. E potrei fare una fila infinita di esempi e di dati: siamo al collasso operativo. Questo viene aggravato dal fatto che, non soltanto abbiamo questi 18mila, ma alcune migliaia di uomini verranno drenati – e cominciamo ad avere le segnalazioni sul territorio – per essere inviate all'Expo e poi dopo al Giubileo. Questa situazione si aggraverà ancor più di quella che è attualmente, proprio perché siamo al collasso. Basti pensare che a Roma c'è una volante ogni 150mila abitanti e dicono che sia tutto sotto controllo», spiega il Segretario Tonelli.

EXPO E GIUBILEO: DUE SFIDE PERSE IN PARTENZA - Hanno detto che sarebbe stata intensificata la sicurezza nei pressi delle redazioni all'indomani della strage al Charlie Hebdo di Parigi eppure nulla sembra essere cambiato da allora: «Non basta fare degli slogan – continua il segretario del Sindacato autonomo di Polizia – non basta dover dire «vogliamo combattere l'Isis anche sul web perché è quello il modo con cui si propaganda e si diffonde» e poi chiudiamo sessanta uffici di Polizia postale e delle telecomunicazioni; non basta dire «dobbiamo potenziare i controlli sulle frontiere» e poi chiudiamo gli uffici di Polizia di frontiera – compreso quello di Gioia Tauro, che è il più grosso connettore del narcotraffico e del traffico d'armi. Allora qui bisogna avere coerenza». Non servono frasi ad effetto da campagna elettorale, ma fatti: l'Italia è nel mirino del terrorismo islamico ormai da mesi e il governo sembra tutt'altro che incline ad attrezzarsi seriamente per contrastarlo e a dimostrarlo è la totale inefficacia nel fronteggiare le sfide più grandi del Paese dei prossimi mesi, dall'Expo 2015 al Giubileo di Papa Francesco. «Visto che abbiamo 18mila unità in meno hanno pensato di tagliare nella Polizia 251 uffici: così, siccome c'è poco sangue in questo corpo, tagliamo una gamba per risparmiare sangue. Questo governo non ha la sicurezza all'interno delle sue priorità. Dopo quello che è successo, abbiamo l'Expo, abbiamo avuto l'annuncio di Papa Francesco del Giubileo, con eventi di primaria importanza, c'è un'emergenza terrorismo acclamata – perché oramai ci rendiamo conto dentro e fuori l'Europa di cosa accade – e contestualmente non abbiamo messo un euro», spiega ancora Tonelli.

QUANTO VALE LA SICUREZZA DEGLI ITALIANI? - Il Sindacato autonomo di Polizia si sta impegnando per far sì che il governo prenda seriamente in considerazione le estreme difficoltà in fatto di sicurezza e l'emergenza assoluta in cui verte il nostro Paese dopo i fatti di terrorismo che hanno investito la Francia, il Belgio e la Danimarca. Il Sap sta diffondendo un volantino indirizzato al presidente del Consiglio Matteo Renzi nel quale si chiede di espletare sei nodi imprescindibili: dallo sblocco del turn over allo stop alla chiusura dei presidi – finora, infatti, sono stati chiusi 151 uffici di Polizia –, dall'assunzione immediata degli agenti di Polizia risultati idonei ma non vincitori al risanare il sotto organico di nove mila sovrintendenti, dal sanare l'organico inaccettabile di 14mila Ispettori in meno all'istituzione di un corso anti terrorismo. «Per far comprendere alla gente italiana l'irrisorietà di quanto noi abbiamo chiesto, ad esempio un corso anti terrorismo per 12 mila operatori, affinché possano avere una possibilità di fronte ad attacchi e non di dover soccombere per certo, abbiamo chiesto questo corso per 12mila persone in tre anni, una full immersion studiato dai migliori formatori nelle nostre scuole, costa cinque o sei milioni all'anno. Si pensi che Montecitorio spende sette milioni per le pulizie: quindi la sicurezza dei cittadini e la vita dei poliziotti vale meno della polvere di Montecitorio», conclude il segretario generale del Sap Tonelli.