31 maggio 2020
Aggiornato 19:00
Fisco & Casa

Tasi, solo 514 comuni su 832 hanno pubblicato le aliquote

Sono questi gli ultimi dati contenuti in un rapporto della Uil servizio politiche territoriali, che sta monitorando l'andamento della Tasi. Ciò che emerge da questo campione è un «ginepraio di aliquote e detrazioni diverse».

ROMA - «Puntualmente, ormai da tre anni, con l'avvicinarsi delle prime scadenze delle tasse sulla casa si rischia il caos totale. Mancano ormai pochi giorni alla scadenza della pubblicazione delle delibere sul sito del ministero dell'Economia (come prescritto dal decreto salva Roma) e, a tutt'oggi, sono soltanto 832 i municipi che hanno deliberato le aliquote di cui però soltanto 514 hanno reso nota la propria delibera. Di questi un terzo (32) sono città capoluogo di provincia di cui 9 capoluoghi di Regione (Ancona, Aosta, Bologna, Cagliari, Genova, Milano, Palermo, Roma, Torino)».
Sono questi gli ultimi dati contenuti in un rapporto della Uil servizio politiche territoriali, che sta monitorando l'andamento della Tasi.

Ciò che emerge da questo campione è un «ginepraio di aliquote e detrazioni diverse». Alla fine si avranno sicuramente 8.092 applicazioni diverse della Tasi, ma si rischia di avere oltre 75 mila combinazioni differenti di applicazione dell'imposta.
Infatti, oltre che aliquote differenziate tra prime case e altri immobili, c'è la variante delle detrazioni. Per esempio a Bologna ci sono 23 detrazioni diverse in base alla rendita catastale dell'immobile, decrescenti con il crescere della rendita: si parte da 175 euro per gli immobili con rendita catastale fino a 327 euro fino ad arrivare a 5 euro per una casa con rendita catastale di 1.637 euro.

«Se il buongiorno si vede dal mattino - commenta Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil - la nuova imposta porterà delle amare sorprese per gli italiani. Infatti, tra Tasi, TARI e addizionali comunali si rischia di neutralizzare il bonus Irpef, o peggio come nel caso dei pensionati, esclusi dal bonus fiscale, il rischio è di peggiorare ulteriormente la situazione economica, aumentando il carico fiscale complessivo».

Dalle prime proiezioni emerge che su 32 Città capoluogo che hanno deliberato la TASI, nel 37,5% di queste (12 città) è più alta dell'IMU pagata nel 2012.
Si tratta di Bergamo (+ 21 euro); Ferrara (+ 60 euro); Genova (+ 67 euro); La Spezia (+ 47 euro); Mantova (+ 89 euro); Milano (+ 64 euro); Palermo (+ 2 euro); Pistoia (+ 75 euro); Sassari (più 40 euro); Savona (+ 28 euro); Siracusa (+ 16 euro).

A eccezione di Aosta, dove per le case non di lusso l'aliquota è stata fissata al livello base dell'1 per mille, e Pordenone con l'1,25 per mille, tutte le altre città hanno aumentato le aliquote. Undici città (Ancona, Bologna, Cagliari, Cremona, Ferrara, Genova, La Spezia, Piacenza, Reggio Emilia, Torino, Vicenza), sulle aliquote della prima casa, hanno adottato l'addizionale dello 0,8 per mille arrivando al 3,3 per mille, soltanto Milano e Roma hanno deciso di ricorrere all'addizionale suppletiva della Tasi sulle seconde case, arrivando in questo caso all'11,4 per mille.

Torino ha scelto il 3,3 per mille con detrazione fissa di 110 euro per immobili con rendita catastale fino a 700 euro, più 30 euro per ogni figlio minore di 26 anni; Genova ha scelto il 3,3 per mille con detrazioni decrescenti da 114 euro per immobili con rendita catastale fino a 550 euro per arrivare a 50 euro per immobili con rendita fino ai 900 euro. Ancona ha scelto il 3,3 per mille con detrazioni legate agli immobili con rendita catastale fino a 440 euro e per il 2015 ha intenzione di portare l'aliquota sulla prima casa al 4,1 per mille; Palermo ha scelto il 2,9 per mille con detrazione fissa di 50 euro, più 20 euro per figli minori di 18 anni; Bologna ha scelto il 3,3 per mille con detrazioni decrescenti con il crescere delle rendite; Cagliari e Vicenza hanno scelto aliquote differenziate (2,8 per mille e 3,3 per mille).

MILANO invece, ha scelto di fermarsi, si far per dire al 2,5 per mille, introducendo detrazioni legate alla rendita catastale (fino a 770 euro) e in base al reddito Irpef (fino a 21 mila euro). Roma ha scelto il 2,5 per mille con detrazioni decrescenti con il crescere della rendita catastale.

Tra il totale delle città oggetto del campione, la media della Tasi è di 240 euro a famiglia, a fronte dei 267 euro pagati nel 2012 con l'Imu. In particolare a Torino mediamente la Tasi costerà 468 euro (475 euro era il costo dell'Imu); a Genova 439 euro (372 euro era il costo dell'Imu); a Milano 430 euro (396 euro era il costo dell'Imu); a Roma 410 euro (537 era il costo dell'Imu); a Ferrara 308 euro (248 euro era il costo dell'Imu); ad Ancona 306 euro (341 euro era il costo dell'Imu); a Bologna 301 euro (321 euro era il costo dell'Imu); a Cagliari 264 euro (351 euro era il costo dell'Imu); a Palermo 154 euro (152 euro era il costo dell'Imu).

«La Tasi - commenta Loy - penalizza i comuni virtuosi con l'Imu, cioè quei comuni, oltre 5.600 (dove risiedono oltre 9 milioni di contribuenti), che avevano scelto l'aliquota base del 4 per mille o come Mantova che aveva scelto un'aliquota minore rispetto a quella base (3 per mille). Quello che emerge dalle detrazioni è che la quasi totalità, se si esclude Milano che introduce anche il reddito Irpef, sceglie per le detrazioni la rendita catastale (detrazioni decrescenti con il crescere della rendita), altri, insieme a questa detrazione, introducono anche detrazioni per figli minori di 26 anni. Ciò perché i comuni intendono fare cassa con dati certi, come le rendite catastali, anziché introdurre criteri più equi, come il reddito Isee, rispetto a rendite catastali vetuste oppure legate genericamente all'età dei figli a prescindere dalla loro condizione (occupati, disoccupati)».

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