14 ottobre 2019
Aggiornato 12:30
Assicurazioni | RC Auto

Scatole nere sulle auto, Italia leader nel mondo

A fine 2013 le vetture dotate di black box erano oltre due milioni con una netta accelerazione rispetto agli 1,2 milioni di fine 2012. Un primato che colloca l'Italia sopra la Gran Bretagna e gli Usa

ROMA - Italia leader nel mondo per le scatole nere installate sulle auto. A fine 2013 le vetture dotate di black box erano oltre due milioni con una netta accelerazione rispetto agli 1,2 milioni di fine 2012. Un primato che colloca l'Italia sopra la Gran Bretagna e gli Usa. A fare il punto della situazione l'Ania, l'Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici, in un seminario condotto dal direttore centrale auto, Vittorio Verdone, e dal direttore generale, Dario Focarelli.

Gli oltre 2 milioni di veicoli con scatola nera rappresentano il 6% del parco assicurato totale con una stima di crescita dell'Ania tra il 10 e il 15% al 2017. Le black box inoltre sono più presenti al Sud con il 49% del totale, seguite dal 31% al Nord e il 20% al centro. La scatola nera permette un miglioramento della gestione dei sinistri, rappresentando un utile strumento contro le frodi assicurative, con un taglio dei costi per le compagnie e un parallelo abbattimento dei premi Rc auto per gli automobilisti arrivando nel 70% dei casi a forme di personalizzazione tariffaria. Secondo uno studio di Viasat Group, i contratti con scatola nera riducono in media i prezzi delle polizze Rc auto del 7-10%, al netto dei costi di installazione che oscillano tra i 30 e i 40 euro a carico delle compagnie per il solo servizio Rc auto.

Dopo aver ricevuto diverse denunce, la Commissione ha inviato nel maggio 2013 all'Italia un «parere motivato» in cui le chiedeva di adottare le misure necessarie per assicurare che la legislazione nazionale ottemperasse alla direttiva. Ma, evidentemente, questo non è bastato, e Bruxelles ha deciso di passare alla fase successiva della procedura d'infrazione, ricorrendo alla Corte di Giustizia.

La direttiva sull'orario di lavoro prevede che, per motivi di salute e sicurezza, si lavori in media un massimo di 48 ore alla settimana, compresi gli straordinari. I lavoratori hanno inoltre diritto a fruire di un minimo di 11 ore ininterrotte di riposo al giorno e di un ulteriore riposo settimanale ininterrotto di 24 ore. Vi è una certa flessibilità che consente di posporre i periodi minimi di riposo per motivi giustificati, ma soltanto a condizione che il lavoratore possa recuperare subito dopo le ore di riposo di cui non ha fruito.

I medici operanti in qualità di lavoratori subordinati ricadono nel campo di applicazione della Direttiva, nota ancora la Commissione, precisando che solo per i medici in formazione la limitazione dell'orario di lavoro è stata introdotta gradualmente, sulla base di regole speciali, nel periodo 2000-2009. Dal 1° agosto 2009, puntualizza ancora l'Esecutivo Ue, il limite di 48 ore si applica anche ai dottori in formazione, mentre i periodi minimi di riposo si applicavano anche a questi medici in tutti gli Stati membri dal primo agosto 2004. Ma l'Italia ha ignorato queste norme, o ora rischia una condanna della Corte europea di Giustizia.