17 settembre 2019
Aggiornato 00:30
Editoria

Tra Fiat e Tod’s è guerra aperta

Insulti fra Diego della Valle e John Elkann per il potere sul «Corriere della Sera», forse l’ultimo salotto buono dove misurare il proprio potere fra i big di industria, politica ed economia

L’Italia sta vivendo giorni di conflittualità a livello Paese che sembra che non ce ne vada bene una.

Ma insomma, non abbiamo fatto in tempo a tirare un sospiro di sollievo leggendo i dati delle esportazioni del made in Italy che apriamo il giornale e ci imbattiamo in una delle peggiori liti fra grandi industriali degli ultimi trenta anni.

Stiamo parlando dello scontro, ormai arrivato agli insulti, fra John Elkann, presidente della Fiat e Diego della valle, a capo della Tod’s, una delle aziende del lusso italiano più conosciute nel mondo.

La natura del contendere è, come ti potevi sbagliare, il Corriere della Sera, forse l’ultimo salotto buono dove misurare il proprio potere fra i big di industria, politica ed economia.

Ecco come è andata. La Fiat, che esercita un controllo sul Corriere della Sera dai tempi di Giovanni Agnelli e del fallimento di Angelo Rizzoli, ha deciso di voler contare di più in via Solferino: ha quindi fatto votare dal consiglio di amministrazione un aumento di capitale che ha portato la sua quota al 20 per cento, relegando in questo modo in un angolo privo di ogni potere il socio Diego Della Valle, rimasto al 10 per cento.

Come tutti sanno Diego della Valle, oltre ad essere un imprenditore da quasi un miliardo di euro di fatturato, uno dei primi a dare un bonus ai dipendenti e praticare un intenso welfare aziendale per fare stare meglio i suoi dipendenti, è anche un personaggio abbastanza sulfureo: normale quindi che non abbia mandato giù questa manovra gestita dal giovane presidente della Fiat a suo danno. Meno normale invece che si sia lasciato andare ad apprezzamenti pubblici poco lusinghieri a proposito della famiglia Agnelli. Come altrettanto anormale è che John Elkann abbia replicato con toni più usuali nelle liti fra tifosi di calcio che fra grandi imprenditori.

«Hai un’ azienda nana che per di più va male e nell’ultimo anno ha perso il 20 per cento in borsa. Che vai cercando?». Sono state le paroline sprezzanti del giovane presidente di Fiat.

«Sei un ereditiero. Vieni a fare uno stage alla Tod’s così impari cos’è il lavoro. Inoltre voi Agnelli dopo tutti i soldi che avete avuto dall’Italia ora avete preso anche il fugone». Queste invece le sgarbate note inviate agli ex torinesi da mister della Valle.

Vista da fuori, vale la pena di ricordare a Diego Della Valle che il primo grande successo come industriale della calzature lo ebbe imitando uno scarponcino ortopedico pieno di lacci che l’Avvocato Agnelli indossava per necessità e che lui trasformò in un accessorio di gran moda. Quindi un tocco di gratitudine verso i torinesi, anche in nome della sua vecchia amicizia con Luca di Montezemolo, non guasterebbe.

All’attuale presidente della Fiat varrebbe la pena di ricordare che l’antica abitudine di suo nonno, di ottenere molto spendendo poco o niente era compensata in Gianni Agnelli dal grande charme, dai grandi meriti industriali e dal suo attaccamento all’Italia, a Torino, alle fabbriche. Tutte virtù non facilmente replicabili dai suoi successori.

Infine a proposito del pesce grande che mangia quello piccolo, a mister Tod’s andrebbe ricordata la vicenda della Fiorentina, presa per un tozzo di pane dal fallimento dello sconsiderato, ma anche ingenuo Cecchi Gori.

E’ lo spirito animalesco del capitalismo all’italiana, bellezza. Direbbero a Chinatown.