23 agosto 2019
Aggiornato 02:00
World Economic Forum

Competitività, Italia peggio delle Barbados

Al 49esimo posto, contro il 42esimo dello scorso anno, la Penisola si ritrova appena sopra il Kazakhstan, e come sempre in questa pubblicazione finisce lontanissima dai maggiori partner europei e dalle economie avanzate con cui solitamente si mette a confronto

ROMA - L'Italia perde sette posizioni e finisce sotto Barbados e Lituania nella graduatoria globale sulla competitività, stilata come ogni anno dal World Economic Forum, organizzazione che raggruppa le maggiori imprese e multinazionali mondiali. Al 49esimo posto, contro il 42esimo dello scorso anno, la Penisola si ritrova appena sopra il Kazakhstan, e come sempre in questa pubblicazione finisce lontanissima dai maggiori partner europei e dalle economie avanzate con cui solitamente si mette a confronto. La Germania è quarta, in crescita di due posizioni, la Gran Bretagna decina, la Francia 23esima.

Gli Usa salgono di due gradini al quinto posto, mentre prima si conferma ancora una volta la Svizzera, paese dove ha sede il Wef e dove si svolge il suo forum annuale (nella località sciistica di Davos). Seconda è Singapore e terza la Finlandia, con cui la top 3 resta la stessa del 2012. Ultimo in Graduatoria il Chad 148 esimo crollato dalla 139esima posizione, mentre la Guinea è penultima e il Burundi terzultimo.

L'Italia perde posizioni a causa di peggioramenti nei vari segmenti analizzati dal Wef, ma in generale, secondo quanto recita il rapporto, a causa «della mancanza di direzione politica lo scorso anno, che ha aumentato l'incertezza a carico delle imprese e indebolito la competitività del paese». I voti peggiori la Penisola se li vede affibbiare su sistema istituzionale, giudiziario, trasparenza amministrativa, tasse, debito pubblico, regole su assunzioni e licenziamenti, regole sugli investimenti dell'estero e accesso al credito: tutte voci in cui segna piazzamenti attorno al 140 posto sui 148 paesi monitorati.

«L'innovazione - ha avvertito il presidente e fondatore del Wef Klaus Schwab - è diventata ancor più cruciali per consentire a una economia di stabilire la prosperità futura».