30 marzo 2020
Aggiornato 19:00
Gli effetti della crisi

Il 10% delle imprese italiane a rischio insolvenza

Dall'analisi comparata degli ultimi 5 anni emerge una netta tendenza al peggioramento della rischiosità commerciale, con le imprese inserite nella fascia a massima rischiosità che sono progressivamente aumentate, passando da una quota pari all'8,99% del 2008 all'11,26% dell'ultima rilevazione

MILANO - A fine dicembre 2012 l'11,26% delle imprese italiane presentava un'alta rischiosità di generare insoluti commerciali nei confronti dei propri fornitori nei 12 mesi successivi, mentre un altro 45,89% si caratterizzava per una rischiosità media. Solo nel 6,08% dei casi si osservava una rischiosità bassa (nel 2008 invece era quasi al 10% la percentuale di imprese totalmente affidabili) e, per il restante 36,77% del totale, medio-bassa. È quanto emerge dall'Osservatorio sulla rischiosità commerciale realizzato da Cribis D&B, società del Gruppo Crif specializzata nelle business information.

NETTA TENDENZA AL PEGGIORAMENTO - Dall'analisi comparata degli ultimi 5 anni emerge una netta tendenza al peggioramento della rischiosità commerciale, con le imprese inserite nella fascia a massima rischiosità che sono progressivamente aumentate, passando da una quota pari all'8,99% del 2008 all'11,26% dell'ultima rilevazione. Nel medesimo periodo, la percentuale di imprese caratterizzate da una bassa rischiosità è diminuita, passando dal 9,53% del 2008 fino al 6,08% di fine 2012.
A conferma del progressivo deterioramento della situazione, sempre tra il 2008 e il 2012 la percentuale di imprese con una rischiosità media di generare insoluti commerciali è cresciuta di 10,94 punti e ha raggiunto il 45,89% del totale mentre si è progressivamente ridotta la quota di imprese con rischiosità medio-bassa (-9,76 punti in 5 anni).

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