6 aprile 2020
Aggiornato 04:30
La crisi del lavoro in Italia

80mila i dipendenti in meno nelle imprese nel primo trimestre del 2012

137.800 assunzioni dirette di personale dipendente tra gennaio e marzo 2013; 218mila uscite programmate. Sulle previsioni occupazionali delle imprese dell'industria e dei servizi, contenute nell'indagine relativa al I trimestre 2013 del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, continua a regnare l'incertezza, che frena soprattutto la domanda di lavoro alle dipendenze

ROMA - Sono 80mila i dipendenti in meno nelle imprese nel primo trimestre del 2012: 137.800 assunzioni dirette di personale dipendente tra gennaio e marzo 2013; 218mila uscite programmate. Sulle previsioni occupazionali delle imprese dell'industria e dei servizi, contenute nell'indagine relativa al I trimestre 2013 del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, continua a regnare l'incertezza, che frena soprattutto la domanda di lavoro alle dipendenze.

Tra i contratti per favorire l'ingresso nel mondo del lavoro, l'apprendistato stenta ancora a decollare; sfruttando invece le novità della recente riforma, gli imprenditori preferiscono utilizzare la formula più semplice del primo contratto a tempo determinato. L'inizio dell'anno, però, favorisce come di consueto l'avvio di rapporti di lavoro a carattere interinale e, soprattutto, la stipula o il rinnovo di contratti parasubordinati e 'autonomi' (collaboratori a progetto, con partita Iva o per prestazioni occasionali), la cui numerosità supera quella dei contratti cessati nello stesso periodo: risultano, di conseguenza, quasi 23mila i posti di lavoro interinale in più nelle imprese e +48.500 i lavoratori non dipendenti. Ma il loro utilizzo è fortemente ridimensionato rispetto all'inizio del 2012, con una riduzione del 23% circa nei contratti attivati ex novo o rinnovati tra gennaio e marzo.

«Il perdurare della recessione e il timore che essa si prolunghi nei prossimi mesi sta portando le imprese ad assumere un atteggiamento sempre più cauto sul fronte occupazionale», sottolinea il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello.

Fassina: Monti attacca ancora art.18 e svaluta occupazione - «Di fronte alla inarrestabile emorragia di lavoro che segna l'Unione europea e l'Italia, la lista Monti, invece di indicare un'inversione di rotta sulla politica economica, continua con la ricetta della svalutazione del lavoro per recuperare competitività. In coerenza con i tentativi fatti lo scorso anno da Palazzo Chigi, il senatore Monti torna all'assalto dell'art.18 dello Statuto dei lavoratori». Lo afferma il responsabile economico del Pd Stefano Fassina.

«A differenza di un anno fa - continua Fassina -, non ha il coraggio della chiarezza. Si utilizzano acrobazie linguiste e, come al solito, si strumentalizzano le drammatiche condizioni delle generazioni più giovani. L'obiettivo è sempre lo stesso: facilitare ancora di più i licenziamenti, così da ridurre il potere contrattuale dei lavoratori e delle lavoratrici e ridurre, come se non fossero già misere, le retribuzioni».
«Data l'impossibilità di svalutare la moneta, si insiste a svalutare il lavoro. Così peggiorano le condizioni di tutti i lavoratori, padri e figli - conclude Fassina -. È una strada non solo profondamente ingiusta, ma anche sbagliata sul piano economico: la svalutazione interna aggrava la recessione e determina l'aumento del debito pubblico. Avviene in tutta l'euro-zona e in particolare l'Italia. Di quale evidenza ha ancora bisogno la lista Monti? Il peggioramento di tutti gli indicatori macroeconomici non è chiaro? Per la ripresa, per sconfiggere la precarietà e riaprire il futuro a ragazze e ragazzi, è necessario rianimare la domanda interna, innanzitutto di investimenti produttivi. La ricetta Monti non funziona».

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