23 febbraio 2020
Aggiornato 12:30
Quali conseguenze per gli allevatori?

Rialzo inarrestabile dei prezzi delle materie prime per l'alimentazione di bovini e suini

I costi per l'alimentazione degli animali è certamente uno dei fattori competitivi più importanti per la zootecnia nazionale. Gli allevatori sono in crisi, e si preparano al confronto in occasione della Fiera Internazionale del Bovino da Latte e di Italpig, in programma in contemporanea a Cremona dal 25 al 28 ottobre 2012

CREMONA - L’impennata dei prezzi delle materie prime non sembra avere fine. Soprattutto negli ultimi tre mesi le quotazioni hanno registrato dei veri e propri exploit creando non poche preoccupazioni agli allevatori, soprattutto di suini, che nonostante il buon andamento dei prezzi della carne, arrivata anche a superare 1,70euro/kg, devono fronteggiare un costo alimentare sempre più difficile da sostenere.
Dal giugno scorso Alberto Allodi guida l’Associazione nazionale tra i produttori di alimenti zootecnici (Assalzoo). A lui abbiamo rivolto alcune domande per delineare con più precisione l’attuale scenario e fare alcune previsioni per i prossimi mesi.

Partiamo dalle ultime quotazioni. Quale è la tendenza?
«Purtroppo il rialzo continua inarrestabile – risponde Allodi - La situazione dei prezzi preoccupa molto il nostro settore, che vede il costo dei mangimi lievitare inevitabilmente in funzione di un mercato ormai fuori controllo, eludendo persino le canoniche teorie economiche della domanda e dell’offerta. Negli ultimi tre mesi la situazione è diventata ancora più pesante, ma in realtà si trascina già dalla metà del 2010. Nell’ultimo biennio gli aumenti hanno subito una vera e propria impennata: il mais, da una media di circa 145euro/t. ha raggiunto oggi i 280euro/t. ed è in pratica raddoppiato; la farina di soia, che aveva mantenuto una quotazione più o meno stabile dallo scorso mese di gennaio è letteralmente esplosa tanto che da una media di circa 340euro/t. è passata agli attuali 560euro/t, con un incremento del 65%; il grano tenero e l’orzo hanno seguito il mais e sono passati da circa 145euro/t, rispettivamente a 275 e a 260euro/t., con aumenti del 90% per il grano tenero e dell’80% l’orzo. E purtroppo le previsioni di medio-lungo periodo non inducono all’ottimismo.»

All’inizio dello scorso luglio lei ha inviato una lettera al ministro dell'agricoltura Catania, chiedendo l’adozione di tutte le misure idonee per ridare equilibrio al settore zootecnico. Qual è stata la risposta?
«Il ministro ha dimostrato grande attenzione al problema. Per fornire un supporto più concreto, gli abbiamo inviato una nuova lettera proprio in questi giorni chiedendo la sospensione dei dazi all’importazione per tutti i cereali e le crusche, nonché l’accelerazione delle procedure di autorizzazione per una varietà di mais GM che oggi non può essere importata nella Comunità e che di fatto ostacola una delle possibili fonti di approvvigionamento di mais e derivati (distillers e glutine di mais).»

La siccità di questa estate aggrava la situazione di approvvigionamento alimentare negli allevamenti. Avete calcolato la percentuale di aumento del fabbisogno che il clima sta determinando nelle stalle e porcilaie?
«La siccità di quest’anno produrrà effetti pesanti sul raccolto, in particolare per mais e soia. A livello nazionale è probabile una contrazione della produzione anche superiore al 30%. Riduzione a cui, considerato l’andamento climatico, si potrebbero aggiungere problemi sanitari, quali la presenza di micotossine a livelli superiori rispetto a quelli stabiliti in ambito UE, con una conseguente preoccupante diminuzione della disponibilità totale di prodotto. Purtroppo, almeno per il mais, questa situazione comporterà un aumento della nostra dipendenza dall’estero. Dipendenza che potrebbe arrivare anche a valori prossimi al 50% del nostro fabbisogno.»

Quali sono le prospettive per i prossimi mesi?
«Il mercato delle materie prime è sempre più volatile e considerando la diminuzione delle superfici agricole coltivabili, gli andamenti climatici, nonché l’aumento dei fabbisogni alimentari legati non solo all’incremento della popolazione mondiale, ma anche al miglioramento della dieta, il prodotto agricolo diverrà un bene sempre più importante e richiesto, e quindi soggetto ad aumenti di prezzo che caratterizzeranno, molto probabilmente, anche i prossimi anni. In questa situazione è urgente adottare misure idonee per tentare di ridare una maggiore stabilità ai prezzi e soddisfare una domanda in crescita.
Non possiamo però dimenticare che troppo spesso gli allevatori sono remunerati in modo insufficiente: il prezzo delle carni, del latte, delle uova e del pesce, il più delle volte non riesce a coprire nemmeno i costi di produzione e questo rappresenta un ostacolo allo sviluppo della nostra zootecnia.»

Alla prossima edizione della Fiera internazionale del Bovino da Latte e di Italpig (Cremona, 25-28 settembre 2012) i riflettori saranno puntati anche sul tema dei costi alimentari in allevamento, tema tanto attuale quanto importante tanto da determinare la redditività aziendale, sia da un punto di vista puramente economico che di performance produttive. Per confrontarsi su questo argomento arriveranno a Cremona come ogni anno decine di migliaia di allevatori da tutta Europa per fare il punto della situazione e individuare le strategie migliori per invertire la tendenza.