31 marzo 2020
Aggiornato 03:00
Da Acqui Terme una denuncia: la legge frena l’innovazione

Geotermia: Dalla Erde una tecnologia per l’accumulo

Per Giorgia Dore, direttore commerciale di Erde il problema non sono solo gli incentivi, ma anche una normativa che costringe i produttori di rinnovabili a trasportare la loro energia nella rete Enel

ACQUI TERME - Che nel rapporto fra le energie rinnovabili e il percorso individuato dal governo italiano qualcosa non funzionasse a dovere era ben noto agli industriali e ai professionisti che operano in questo settore. La bacchettata che la Commissione europea ha deciso di comminare su questo tema al nostro ministero per lo Sviluppo è quindi solo l’atto che sancisce in modo ufficiale ed autorevole i ritardi acculati dall’Italia in materia di green economy.
L’Unione europea nelle scorse settimane ha infatti preso carta e penna è ha ricordato al governo Italiano che le pastoie burocratiche, l’inefficacia degli incentivi e le incertezze legislative rischiano di trasformarsi in deterrente capace di penalizzare proprio il segmento di mercato in piccola scala che la riforma afferma di considerare come prioritario

GEOTERMIA : UN SETTORE DA SBLOCCARE

Vedremo quali vesti assumerà nei prossimi giorni il decreto del governo sulla spinta della bocciatura targata Bruxelles, ma intanto la prima cosa da fare sarebbe ascoltare i suggerimenti degli operatori italiani sui muri da abbattere se si vuole veramente rilanciare uno dei pochi settori ai quali affidare delle fondate speranze di crescita. Noi lo abbiamo chiesto a Giorgia Dore, laureata in economia, 41 anni, direttore commerciale della Erde di Acqui Terme.

«Al di là del discorso degli incentivi siamo in presenza di farraginosità del sistema non meno frenanti. La legge prevede infatti che tutta l’energia prodotta da fonti rinnovabili venga convogliata nella rete Enel. Insomma noi produttori siamo costretti a trasferire la nostra energia all’Enel che a sua volta, attraverso un contatore registra quanto ha ottenuto e ci riconosce un credito. Credito che in una fase successiva abbiamo il diritto di esigere al momento di acquistare l’energia dall’ente pubblico», risponde Giorgia Dore.

IL FUTURO E' L'ACCUMULO

- Che cos’è che non va in questo meccanismo?
«Siamo in presenza di una grande difficoltà della rete ad accogliere tutta la produzione da fonti rinnovabili, abbiamo cioè un problema di sovraffollamento della rete Enel e quindi di una strozzatura che rende vani gli sforzi degli operatori per aumentare la produzione di energia alternativa. Si pensi che in molte aree d’Italia, il gestore del sistema della rete, già ora non è in grado di ricevere altra energia perché non ha le strutture per trasmetterla.
Ad essere penalizzata è soprattutto l’energia geotermica alla quale viene impedito di accumulare quantità di energia propria da riutilizzare per alimentare le pompe di calore delle proprie centrali»
, spiega il direttore commerciale della Erde.
La Erde di Acqui Terme è una società specializzata nella progettazione e nella realizzazione di impianti geotermici a bassa entalpia con sonde verticali a circuito chiuso, cioè impianti di piccole dimensioni che possono offrire riscaldamento e raffreddamento a costo zero a edifici pubblici e privati, scuole, ospedali, circoli sportivi ecc. La geotermia consente inoltre di ottenere una energia praticamente inesauribile direttamente dal sottosuolo con sonde di piccoli dimensioni e di facile applicazione.

LA RETE E' UN IMBUTO

- Obbligare i produttori di energie rinnovabili a trasportare la loro energia sulla rete Enel, oltre al sovraffollamento quali altri effetti negativi provoca?
» Di fatto questo sistema è frenante anche per l’innovazione. Facciamo l’esempio della Erde che ha progettato per la propria clientela un sistema sfidante che integra geotermico, fotovoltaico, ma anche mini eolico. E’ una innovazione tecnologico studiata per consentire un accumulo di energia riutilizzabile dagli stessi produttori di geotermia e mandare avanti le pompe di calore delle loro centrali. Stiamo parlando di una soluzione tecnologica non impattante sulla flora e sulla fauna, di un brevetto italiano, di macchinari italiani realizzati in Italia in stabilimenti collocati a Brescia ed a Isernia, quindi stiamo parlando di occupazione e sviluppo locale.
Tutti dicono che l’accumulo rappresenta sicuramente il futuro, ma intanto oggi in Italia, se si produce energia da rinnovabili si è obbligati a rimetterla o cederla alla rete per poi riacquistarla dall’Enel con gli intoppi di cui si rendono conto, ma non fanno per superarli»,conclude Giorgia Dore, direttore commerciale della Erde di Acqui Terme.

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