23 luglio 2019
Aggiornato 09:00
Manovra finanziaria

Tra debito pubblico e assenza di politiche sociali

Come nasce la manovra tremontiana

ROMA - «Il debito pubblico è il frutto di una politica speculativa la cui matrice non va ricercata solo nell'esecutivo, ma, nella classe politica dirigenziale italiana immischiata in troppi conflitti di interesse. Un fallimento economico che nasce decenni fa». Questa la dichiarazione di Carmelo Finocchiaro, presidente di Federcontribuenti Nazionale, a poche ore dal lancio ufficiale della proposta di riforma fiscale e tributaria. Una riforma tesa a riqualificare una economia interna ridotta in macerie:«Hanno varato una manovra per risanare un debito pubblico da loro prodotto e hanno pensato bene di onorare i debiti di «gioco» togliendo le ultime briciole rimaste agli italiani».

L'Italia non produce più, le risorse interne, nel corso dei decenni, son state svendute, privatizzate, generando una continua emorragia, cioè, un continuo flusso di soldi e aziende; soldi diretti in paradisi fiscali e le aziende traslocate in Paesi a basso salario e basso regime fiscale. Inoltre spendiamo troppo in affari che poco o nulla hanno a che vedere con le esigenze della popolazione. Quel maledetto eterno buco chiamato, erroneamente, – debito pubblico -, come se fossero i cittadini a indebitare lo Stato con imprese o banche o a sottoscrivere obbligazioni destinate a coprire il fabbisogno finanziario statale. Per fabbisogno statale si intende assicurare alla popolazione tutti quei diritti necessari a rendere dignitosa la vita di ognuno: sanità, istruzione, politiche salva lavoro e politiche sociali, insomma, strade asfaltate, scuole agibili, ospedali funzionanti, uffici pubblici funzionali. I nostri politicanti, per fabbisogno statale, intendono: difendere gli sprechi delle istituzioni, aumentare i loro stipendi, pensioni e privilegi. Salvare le aziende di loro interesse, finanziare i loro enti privati di riferimento, alimentare le segreterie dei loro partiti, sostenere i loro giornali e tv, oltre che assicurare lauti compensi ad amici e parenti. Siamo stanchi di pagare chi specula sulla vita dei cittadini. La manovra micidiale di Tremonti, ancora una volta, toglie e nega diritti e respiro alle famiglie.

Giornali e tv parlano di speculazione e speculatori ma, nessuno, fa nomi. Specula chi possiede banche e mega industrie; le prime dissanguano uno Stato attraverso la pratica del signoraggio, le seconde, dissanguando uno Stato con la richiesta di stanziamenti che vanno ad arricchire il loro «clientelare portafoglio» e di chi sono? Sono degli uomini che fabbricano voti e fabbricano voti soltanto per chi gli assicura di varare politiche ad hoc. Ecco dove nasce la speculazione, nelle stanze del potere. Questa cricca politico – affaristica, più volte indagata e sempre salvata, controlla l'economia nazionale e si nutre degli stanziamenti di Stato costretto a contrarre debiti perchè deve onorare il patto iniziale: lo scambio favore – voto. Davanti a tutto questo marciume le parole di Formigoni rasentano l'infamia di tutta una classe politica complice e responsabile. Il Presidente ha parlato delle difficoltà che dovranno affrontare gli italiani da Porto Cervo, contornato da splendidi yacht, quando l'Istat ci dice che una famiglia italiana su cinque è caduta in povertà. Lo Stato italiano non rischia di fallire, è già fallito. Quando un terzo della popolazione non riesce a fare la spesa o a pagare il dentista o la scuola al figlio, quando la disoccupazione è dilagante e quei pochi che lavorano vivono con uno stipendio da fame, significa che lo Stato e chi lo ha amministrato ha fallito. Con quale coraggio e moralità questi governanti chiedono altro sangue agli italiani? Con quale faccia aumentano le tasse? E perchè la Corte dei Conti, dagli italiani sovvenzionata, non interviene? Dobbiamo pensare sia questa, un altro carrozzone inutile che ci tiriamo dietro con sperpero di denaro pubblico? Quanti altri carrozzoni inutile paghiamo? Perchè Tremonti non li ha menzionati nel suo decreto salva speculatori? «Dobbiamo ricominciare tutto da capo, ripartire dal 1981, dalle parole di Berlinguer: «La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico» e anche dell'economia a questo punto».

Secondo la Federcontribuenti, la quale sta per lanciare una serie di proposte di legge, non è possibile occuparsi soltanto del problema della riscossione in quanto, questa, nasce da una politica economica distruttiva e tutta da riformare. «È nostro dovere contrastare questa manovra finanziaria, punto per punto. Bisogna rimodulare il sistema pensionistico, assicurare il diritto alla sanità, rilanciare il marchio italiano facendo nascere fabbriche e aziende di Stato e non private. Dobbiamo costringere il governo a togliere ai ricchi per ridare il maltolto agli italiani dai quali si pretendono tasse impossibili da pagare senza un lavoro sicuro e ben remunerato.»

A 360 gradi, la prima organizzazione italiana a difesa dei contribuenti, si occuperà di sviluppare politiche sul lavoro, sulla famiglia e sulla giustizia sociale. La stessa è ben a conoscenza dei pochi strumenti democratici lasciati a disposizione della cittadinanza, tuttavia, si dice pronta e forte a dare battaglia al governo e a chiunque si opporrà al rilancio dell'economia nazionale.