7 luglio 2020
Aggiornato 11:30
Etichetta d’origine è legge

Stop a falso made in italy dal porto di Ancona

Ad annunciarlo è la Coldiretti Marche che con un centinaio di agricoltori ha preso parte oggi alla manifestazione organizzata a Roma

ANCONA - L’obbligo di indicare in etichetta l’origine per tutti i prodotti alimentari in vendita è diventato legge dello Stato. Ad annunciarlo è la Coldiretti Marche che con un centinaio di agricoltori ha preso parte oggi alla manifestazione organizzata a Roma, davanti palazzo Montecitorio, dove era in programma la discussione sul disegno di legge. Il via libera definitivo rappresenta una garanzia importante di trasparenza per i cittadini che potranno ora sapere da dove proviene ciò che portano in tavola, ma è importante anche per le imprese agricole della regione. L’etichetta fermerà, infatti, il fenomeno della concorrenza sleale dei cibi stranieri spacciati come italiani. Basti ricordare che dal solo porto di Ancona entrano ogni anno quasi cinque milioni di quintali di cereali a basso costo importati dall'estero per essere lavorati come italiani, oltre ad aglio cinese, fragole turche, carciofi peruviani.

«Con l’approvazione della legge si conclude un percorso che ha visto Coldiretti impegnata in questi anni a livello regionale con numerose iniziative, come quelle messe in atto questa estate nello scalo dorico – spiegano Giannalberto Luzi, presidente di Coldiretti Marche, e il direttore Alberto Bertinelli -, facendo finalmente chiarezza su quello che i cittadini mettono nel piatto». L’articolo centrale della legge è il numero 4 sull’etichettatura dei prodotti alimentari. Vi si prevede che al fine di assicurare ai consumatori una completa e corretta informazione sulle caratteristiche dei prodotti alimentari commercializzati, trasformati, parzialmente trasformati o non trasformati, nonché al fine di rafforzare la prevenzione e la repressione delle frodi alimentari, è obbligatorio riportare nell’etichettatura di tali prodotti l’indicazione del luogo di origine o di provenienza e, in conformità alla normativa dell’Unione europea, dell’eventuale utilizzazione di ingredienti in cui vi sia presenza di organismi geneticamente modificati (Ogm) in qualunque fase della catena alimentare, dal luogo di produzione iniziale fino al consumo finale. Per i prodotti non trasformati il luogo d’origine riguarda il paese di produzione. Per quelli trasformati dovranno essere indicati il luogo dove è avvenuta l’ultima trasformazione sostanziale e il luogo di coltivazione o allevamento della materia prima agricola prevalente utilizzata. Appositi decreti interministeriali fisseranno ora i dettagli dell’etichettatura. Chi immette in commercio prodotti privi dell’indicazione d’origine rischia una sanzione fino a 9.500 euro.