25 ottobre 2020
Aggiornato 23:00
Ricerca Regus

Riduzione del credito bancario e mancanza di capitale per investire nella ripresa economica

il 43% degli imprenditori italiani dichiarano che il loro livello di stress è aumentato considerevolmente negli ultimi 2 anni

MILANO – Il 46% netto degli imprenditori dichiara, su scala mondiale, che il proprio livello di stress è aumentato considerevolmente negli ultimi due anni. E’ quanto emerge da una ricerca Regus, leader mondiale di soluzioni per gli spazi di lavoro, che ha coinvolto oltre 5 000 imprenditori in 78 paesi.
In Italia, il 43% netto degli intervistai ha dichiarato che il proprio livello di stress è notevolmente aumentato dal 2008.
Da questo dato è evidente che la difficile realtà economica non ha lasciato un segno solo sulle abitudini in ambito lavorativo, ma anche sulle vite private degli imprenditori, sempre più legate alle loro vite professionali.

Oltre al livello generale di stress, il sondaggio di Regus ha esaminato anche quali sono le maggiori preoccupazioni che si celano dietro tale realtà. Gli imprenditori di tutto il mondo hanno affermato che la loro inquietudine principale deriva dalla riduzione degli utili e dei ricavi. Segue la mancanza di liquidi o di capitale d’esercizio per investire nella ripresa economica, nonché le preoccupazioni dovute ai ritardi nei pagamenti. In Italia in particolare, i ritardi nei pagamenti sono la principale fonte di stress per gli imprenditori, seguiti dai crediti bancari ridotti e dalla mancanza di capitale d’esercizio da investire nella ripresa.
Mark Dixon, CEO del fornitore di soluzioni per spazi di lavoro Regus, commenta: «Le piccole imprese costituiscono un importante barometro della crescita e innovazione in tutti i paesi. Il successo imprenditoriale è un indicatore dell’innovazione e del benessere della prossima generazione. In tale contesto, le preoccupazioni e ostacoli fronteggiati da questo segmento di mercato avranno probabilmente notevoli ripercussioni sull’economia nel suo complesso.
«Mentre escono da un periodo di difficoltà economica e si preparano a investire nella ripresa, le preoccupazioni delle PMI mostrano che le pressioni circa la garanzia della disponibilità di capitale da investire sono grandi. Sebbene la Banca europea per gli investimenti e il gruppo Intesa San Paolo abbiano recentemente sottoscritto un accordo volto a fornire finanziamenti sul medio e lungo termine per un totale di 680 milioni di euro alle imprese italiane di piccole e medie dimensioni, le PMI, in particolare in Italia, continuano a nutrire preoccupazioni circa l’accesso al credito».