Marchionne: Fiat? Meglio senza l'Italia
«Non posso gestire divisione in perdita per sempre. La Fiom non rappresenta la maggioranza. Solo il 12% dei dipendenti iscritti al sindacato»
MILANO - «Quest'anno abbiamo annunciato che faremo oltre 2 miliardi di utile operativo e nemmeno un euro è fatto in Italia». Lo ha detto l'ad di Fiat, Sergio Marchionne, nel corso della registrazione della puntata televisiva di Che tempo che fa che andrà in onda questa sera.
«Io sto dicendo -ha proseguito Marchionne - che se dovessi togliere la parte italiana la Fiat farebbe di più, non posso gestire una divisione in perdita per sempre».
«La Fiom non è la maggioranza» - Marchionne, torna sull'accordo siglato a Pomigliano e al referendum che ha portato la spaccatura fra i maggiori sindacati, Cisl e Uil da una parte e Cgil dall'altra. «Dobbiamo colmare un divario con gli altri paesi. Meno della metà dei nostri dipendenti appartengono a un sindacato e solo il 12% alla Fiom». Questi, secondo il manager, «non rappresentano quindi la maggioranza».
Marchionne ha sottolineato che con l'accordo di Pomigliano la Fiat non ha «tolto diritti» ma ha «cercato di assegnare la gestione delle anomalie dello stabilimento ai sindacati e di gestire insieme a loro la fabbrica». Marchionne ha detto che se la Fiat avesse smesso di produrre a Pomigliano avrebbe creato «grandi problemi sociali, specialmente con la camorra che c'è ed è molto attiva».
«Sono un metalmeccanico» - «Io in politica? Scherziamo? Faccio il metalmeccanico, produco auto, camion e trattori» dice ancora l'ad del Lingotto conversando con Fazio. E a proposito della recente affermazione secondo cui in Italia sono state aperte tutte le gabbie e sono scappati tutti gli animali, Marchionne spiega: «Leggo il giornale tutti i giorni alle 6: c'è una varietà di orientamenti politici e sociali incredibile, tutti parlano e non si capisce dove va il Paese». Tuttavia in questa situazione Marchionne ritiene che «si può avere fiducia nell'Italia, credo di sì, ci sarebbero soluzioni più facili, ma credo che sia possibile costruire qui una condizione diversa, sennò non mi sarei mai impegnato».
Problema di competitività - Marchionne ha spiegato che il problema della Fiat e dell'Italia è quello della competitività. «L'Italia - ha detto il manager - è al 118 posto su 139 come efficienza del lavoro e 48esimo sull'elenco della competitività industriale».
Non si tratta, quindi, di «una buona pagella, il nostro sistema industriale - ha proseguito l'ad Fiat - ha perso competitività anno per anno e non è mai stato capace di tenere il passo».
Questa classifica, secondo Marchionne, non può essere ignorata, in quanto «nessun investitore viene dall'estero» per la pagella dell'efficienza del lavoro in Italia. La proposta di Fiat per migliorare il sistema produttivo dell'azienda è stata pensata per «dare a Fiat la capacità di competere con altri paesi».
Marchionne ha poi difeso l'accordo raggiunto nello stabilimento di Melfi che ha portato a una riduzione di dieci minuti delle pause lavorative. «L'accordo di Melfi è già applicato a Mirafiori, non si tratta di nulla di eccezionale e fa parte degli sforzi per ridisegnare i processi di produzione». D'altronde la «riduzione dell'orario di pausa è stata pagata finanziariamente» e che la Fiat si trova di fronte a un «problema di competitività del nostro sistema con quello di paesi come Germania, Francia e Inghilterra». A Melfi, ha proseguito Marchionne «abbiamo avuto esempi di anarchia, così non posso gestire la fabbrica, io faccio vetture e non comizi».
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