12 luglio 2020
Aggiornato 05:30
Made in Italy

L'UE valuta l'etichettatura per il pomodoro trasformato

E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini nell’auspicare una positiva conclusione della discussione

ROMA - Con l’aumento del 18 per cento degli arrivi in Italia, nel primo semestre 2010, del concentrato di pomodoro cinese destinato ad essere «spacciato» come Made in Italy è estremamente importante l’impegno del commissario europeo Dacian Ciolos ad esaminare la proposta sull’etichettatura obbligatoria per il pomodoro trasformato presentata per la tempestiva ed apprezzabile iniziativa del Ministro delle Politiche Agricole Giancarlo Galan. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini nell’auspicare una positiva conclusione della discussione entro l’inizio della prossima campagna di raccolta del pomodoro per evitare che tornino a verificarsi le distorsioni e le speculazioni che hanno messo in crisi quest’anno il pomodoro Made in Italy.

RACCOLTO SOTTOPAGATO - Quest’anno si stima che arriveranno in Italia 100 milioni di chili di concentrato dalla Cina mentre il pomodoro nelle campagne del meridione viene pagato ai coltivatori fino al 29 per cento in meno rispetto allo scorso anno per colpa di operatori senza scrupoli che - sottolinea il presidente della Coldiretti - approfittano del proprio potere contrattuale per sottopagare il raccolto, altrimenti destinato a marcire nei campi.

RICATTI COMMERCIALI - Nelle campagne - continua Marini - si segnalano ritardi, mancato invio dei mezzi di trasporto, «ricatti» commerciali e clausole vessatorie che costringono i produttori ad accettare prezzi vicini a quelli riconosciuti per il pomodoro cinese, nonostante una annata caratterizzata da una produzione contenuta del 10 per cento con ottime caratteristiche qualitative. A rischio per effetto dei comportamenti speculativi e delle distorsioni di filiera - conclude Marini - ci sono il reddito e l’occupazione nelle ottomila aziende italiane che su 85mila ettari di terreno coltivano pomodoro da destinare alle 173 industrie nazionali dove trovano lavoro 20mila persone.