28 febbraio 2020
Aggiornato 01:00

I chirurgi della sanità privata accreditata: non siamo di serie B

Attualmente l’anzianità di servizio di chi opera nel privato accreditato vale il 25 per cento in meno di un suo omologo nel pubblico

«Il silenzio della politica nei confronti della sanità privata accreditata sta diventando assordante.
La lontananza di chi svolge ruoli di responsabilità rispetto ai dodicimila medici che operano in questo settore è tanto più incomprensibile se si pensa che lo stesso ministro della Salute, Ferruccio Fazio, che pure proviene dai nostri stessi ranghi, il San Raffaele di Milano, sembra che si sia dimenticato di problemi che lui stesso ha subito sulla sua pelle»denuncia Massimiliano Mungo, presidente della Sicop.

I chirurghi accorsi numerosi a partecipare all’XI congresso della Sicop, la società scientifica che riunisce i bisturi impegnati nella sanità privata accreditata (Fatebenefratelli, Gemelli, Ars Biomedica di Roma,. San Raffaele, San Donato, Humanitas di Milano, tanto per citarne alcuni) sono intenzionati a scendere sul piede di guerra. Dopo anni di attesa e di promesse non ci stanno più ad essere trattati come operatori di serie B ed hanno intenzione di alzare la voce rispetto a quelle che ritengono ingiustizie palesi del sistema.
Sulla principale di queste ingiustizie è difficile dare loro torto. Secondo le attuali regole, ai fini della partecipazione ai concorsi, l’anzianità professionale di un chirurgo impegnato nelle strutture private vale solo il 25 per cento dei loro omologhi che operano nelle strutture pubbliche.
«Come possa restare in piedi una disparità che discrimina in modo così palese e vessatorio fra due chirurghi pagati dallo Stato ce lo devono spiegare» precisa il presidente della Sicop.
Per la verità per la prima volta un politico influente ha dimostrato di essere sensibile nei confronti di questa istanza. «A febbraio abbiamo presentato al senatore Domenico Gramazio una bozza di procedimento di legge messo a punto dai nostri consiglieri giuridici», conferma Mungo.
Questa proposta a tutt’oggi è stata presentata in Parlamento? Ha chiesto il Diario del Web al presidente della Sicop.
«No, non ci risulta», risponde Massimiliano Mungo. Ma poi aggiunge «Però non bisogna dimenticare che in questo periodo ci sono state anche elezioni».

I problemi che stanno a cuore ai chirurghi della sanità privata accreditata non riguardano solo le loro carriere. Recentemente, smentendo una attitudine dei medici in genere poco propensi a fare gruppo, le società scientifiche che rappresentano i chirurghi accreditati hanno deciso di unirsi per portare all’attenzione di chi di dovere una prassi politica che può provocare seri rischi per la salute dei cittadini.
Si tratta di questo. Spesso gli uffici sanitari regionali, quando si tratta di modificare i «Drg» cioè quei prontuari che fissano le tariffe dei rimborsi e le tipologie degli interventi, procedono senza nemmeno consultare i medici. E’ successo per le emorroidi, le varici, le ernie inguinali, i raschiamenti ovarici, sono stati tutti ridotti ad interventi ambulatoriali. Che in pratica significa che, subito l’intervento il paziente deve raccogliere le sue cose e tornarsene immediatamente a casa con i suoi mezzi.
«Se un paziente che ha subito una anestesia spinale per un’operazione di ernia in ambulatorio, che vuol dire che non ha nemmeno diritto ad un divano, esce, prende un tram trascinandosi un vistoso tampone sulla ferita, sanguina e per sventura muore, la colpa di chi è, del chirurgo? Il pubblico deve sapere che questi interventi sono stati declassati ad ambulatoriali, ma non ci risulta che siano state ascoltate le società scientifiche interessate», spiega Massimiliano Mungo.
Da una recente ricerca condotta dall’Ordine dei medici di Roma è risultato che i cittadini chiamano in causa soprattutto le strutture sanitarie, dalla condizione degli ospedali, alle attrezzature, al servizio messo a disposizione dei pazienti. Rispetto a questo problema le strutture accreditate come se la cavano?
«Le denunce nei confronti dei privati sono inferiori a quelle del pubblico. A favore delle accreditate giocano naturalmente la concorrenza e i maggiori controlli. Anche se dobbiamo aggiungere che il dato assoluto che sfavorisce il pubblico va verificato alla luce della quota di mercato coperta».
In termini di affidamento, ed è questo quello che il pubblico vuole sentirsi dire, oggi a chi bisogna dare più fiducia, al pubblico o al privato accreditato?
«Bisogna dare fiducia alle eccellenze sia del pubblico che del privato. Perché ce ne sono, e non sono poche, sia nel pubblico che nel privato», risponde il presidente della Sicop.