20 febbraio 2020
Aggiornato 11:30
Studio condotto su 300 imprese

Ferrara, strategie di innovazione e risultati economici

Presentati in Camera di Commercio i risultati dell’indagine sui fabbisogni tecnologici delle imprese manifatturiere dell’Emilia-Romagna

FERRARA - «Innovazione, produttività, sistemi locali regionali. Un’indagine sulle imprese manifatturiere dell’Emilia-Romagna»: questo il tema della ricerca coordinata dal professor Paolo Pini dell’Università di Ferrara ed illustrata ieri mattina in Camera di Commercio ai componenti l’Associazione per l’Innovazione, il Tavolo di lavoro permanente costituito nel 2006 da Camera di Commercio (che lo presiede), Provincia, Comune di Ferrara, Università, Ascom, CNA, Confartigianato, Confcooperative, Confesercenti, Lega delle Cooperative, Unindustria e Sipro con l’obiettivo di favorire l’incontro tra la domanda di innovazione espressa dalle imprese e le risposte provenienti dal mondo della ricerca.

Lo studio, condotto su oltre 300 imprese, ha analizzato le differenti sfere strategiche di innovazione, le performance economiche delle aziende e del sistema produttivo regionale, anche in relazione alle strategie messe in atto a seguito della crisi economica tuttora in corso. In un periodo di indiscutibile difficoltà, infatti, è proprio l’innovazione lo strumento fondamentale attraverso cui non solo far accelerare la ripresa, ma su cui costituire la base insostituibile per affrontare in modo competitivo e vincente le nuove sfide dei mercati. Ma la sfida è ancora più grande e interessa l’intero territorio provinciale: in questo senso, l’annuncio del Presidente della Camera di Commercio, Carlo Alberto Roncarati, e di Carlotta Gaiani, Assessore alle Politiche industriali, alle attività produttive e allo sviluppo dell’e-goverment della Provincia di Ferrara, di mettere a disposizione delle imprese mezzo milione di euro per l’acquisizione di servizi di alta qualità supporto dell’innovazione, a cominciare dalla banda larga, rappresenta più che un segnale.

Carlotta Gaiani ha ricordato che «la Provincia di Ferrara già da tempo ha colto la valenza dell’innovazione tecnologica e digitale, non considerandola come un settore specifico, ma come una componente organizzativa ed economica trasversale, indispensabile al cambiamento e al progresso dell’intero sistema economico locale. Nella nostra provincia – ha proseguito l’Assessore - permane una situazione a macchia di leopardo in relazione all’utilizzo delle ICT da parte delle imprese. Quelle maggiori e le PMI più evolute hanno spesso raggiunto una buona consapevolezza delle potenzialità offerte da tali tecnologie, mentre le altre imprese arrancano o sono addirittura digiune in materia, con rischi per la loro stessa sopravvivenza». Un cambiamento culturale è quello che auspica il Presidente della Camera di Commercio. «Le imprese ferraresi ancora oggi mostrano la difficoltà a comprendere pienamente il ruolo dell’innovazione nella gestione e nella crescita dimensionale dell’azienda. È, dunque, necessario anche un cambiamento culturale, che attribuisca al termine innovazione un’accezione più ampia di quella finora utilizzata. In questa sfida – ha sottolineato Roncarati – la Camera di Commercio ha scelto la strada di una governance sussidiaria, capace di raccogliere, in collaborazione con le associazioni territoriali di categoria, non solo i bisogni e le istanze, ma anche le iniziative e la progettualità dei diversi soggetti».

Tornando all’indagine dell’Università, i risultati evidenziano un particolare interesse verso quattro punti principali: innovazione di PRODOTTO, intesa come nuove funzionalità ed evoluzione dei processi operativi; innovazione di PROCESSO, con l’obiettivo di ridurre costi e impatti ambientali, lavorando su macchine e prodotti ausiliari; RIORGANIZZAZIONE, adattando flussi informativi e strutture produttive ai cambiamenti del mercato; innovazione DISTRETTUALE, con nuove forme di aggregazione, nuove relazioni e strategie comuni.

L’innovazione a Ferrara: alcuni dati della Camera di Commercio: il 4% delle imprese ferraresi è innovatrice, più di una su quattro è un’aspirante innovatrice e sette su dieci sono inerti, cioè non pongono l’innovazione al centro della loro strategia limitandosi a reagire ai cambiamenti del contesto in cui operano. E se le imprese che già innovano ritengono che avrebbero potuto fare di più (55%), oltre la metà delle aspiranti e il 79% delle inerti pensa che non avrebbe potuto agire diversamente. I motivi della rinuncia alle innovazioni? Per tutte le imprese, fanno sapere dall’Ente di Largo Castello, soprattutto la mancanza di risorse finanziarie, poi la mancanza di risorse umane adeguate e di un vantaggio competitivo rilevante e, quindi, il timore dei rischi correlati. Le innovatrici sono più diffuse tra le imprese attive da almeno quarant’anni, di grandi dimensioni, che lavorano con l’estero e nei settori dell’ICT, del design e delle biotecnologie agroalimentari. Le imprese inerti si trovano soprattutto tra le imprese di servizi, del settore meccanico e delle costruzioni.