24 maggio 2024
Aggiornato 05:00
La diagnosi del FMI

Italia, Germania e Giappone hanno resistito meglio alla crisi

Il Fondo monetario: «Queste nazioni hanno accumulato un minor numero di disoccupati grazie a programmi lavoro a breve»

NEW YORK - L'Italia, la Germania, il Giappone e l'Olanda sono i Paesi che, durante la Grande Recessione appena conclusasi hanno resistito meglio, con aumenti dei disoccupati inferiori alle previsioni ottenuti grazie ad ampi programmi a breve termine di sostegno al lavoro. E' la diagnosi del Fondo Monetario Internazionale che, nel capitolo del World Economic Outlook dedicato al mercato del lavoro e pubblicato oggi, rileva come durante la tempesta che si è abbattuta su tutte le economie mondiali, le risposte sul versante della produzione e dell'occupazione «hanno differito notevolmente tra le economie avanzate».

Legge di Okun - Per esempio, Paesi come Irlanda e Spagna hanno visto il loro tasso di disoccupazione aumentare di circa 7,5 punti percentuali malgrado il prodotto fosse calato di oltre 8 punti in Irlanda ma solo della metà in Spagna. Per arrivare alla situazione, ancora diversa, della Germania che, pur accusando un crollo del Pil di circa il 7%, ha visto il proprio tasso di disoccupazione diminuire.
A cosa si devono tali differenze? Gli economisti dell'istituzione di Washington, che hanno passato al setaccio i dati sulle recessioni e le riprese degli ultimi 30 anni, rilevano come la relazione diretta tra fluttuazioni del prodotto e dell'occupazione, schematizzata dalla «legge di Okun» sia influenzata e alterata anche da altri fattori: dalle normative di protezione del lavoro, alla quota di lavoratori temporanei alle politiche messe in atto dai governi, agli shock esterni.

USA e Spagna - Insomma, sottolinea il Fondo Monetario, «il calo del prodotto, le differenze istituzionali, la natura della crisi e le politiche messe in atto spiegano le risposte della disoccupazione in alcune economie». Negli Stati Uniti e in Spagna, per esempio, i forti aumenti della disoccupazione possono essere ampiamente spiegati dall'impatto dei cali produttivi, dalle tensioni finanziarie e dall'impatto dell'esplosione delle 'bolle' dei prezzi immobiliari. E in particolare, quando ci sono ampie tensioni finanziarie, queste vanno a colpire le imprese che dipendono maggiormente dai finanziamenti esterni con conseguenti licenziamenti, rispetto a recessioni che non presentano tale modalità. Lo stesso si può dire - e il caso vale sempre per Usa e Spagna - per le recessioni che hanno comportato l'esplosione di bolle immobiliari, dal momento che il settore delle costruzioni è ad alta intensità di lavoro e dunque nelle crisi di questo tipo «scaricherà» più posti.

E l'Italia? Il Fondo Monetario rileva che tutti questi fattori, nel nostro Paese, come in Germania, Giappone e Olanda, hanno pesato meno grazie ad ampi programmi a breve termine sul lavoro. Ma la soluzione per approfittare della ripresa incipiente per l'istituzione di Washington è sempre la stessa. Migliorare la flessibilità del mercato del lavoro e migliorare le istituzioni che lo regolano. E, nello specifico, per i Paesi che hanno messo in atto i programmi a breve di sostegno al lavoro la sfida è quella di ridurli man mano che la ripresa avanza abbinandoli attentamente a programmi di assicurazione contro la perdita del posto.