8 aprile 2020
Aggiornato 18:00
Associazione produttori cereali e semi oleosi della Lombardia

Cereali: uno sguardo al mercato in vista delle prossime semine

La cerealicoltura, da sempre una delle voci principali dell’agricoltura cremonese, ha aperto una nuova annata di lavoro

CREMONA - La cerealicoltura, da sempre una delle voci principali dell’agricoltura cremonese, ha aperto una nuova annata di lavoro. Alla vigilia delle prime semine, facciamo il punto della situazione con Arnaldo Freri, Presidente dell’Associazione Produttori Cereali e Semi Oleosi della Lombardia.

Presidente Freri, le condizioni meteorologiche delle scorse settimane possono influenzare le semine primaverili?
Certamente. Le perduranti piogge invernali e la nevicata di mercoledì scorso hanno di fatto impedito il normale lavoro di preparazione dei terreni per le semine. Solitamente ai primi di marzo venivano seminate le bietole mentre ora, se tutto va bene, si semineranno nell’ultima decade del mese. Alcune imprese con terreni tenaci stanno pensando di disdettare i contratti perché le semine delle bietole slitterebbero ai primi di aprile rendendo, in pratica, antieconomico investire in questa coltura. Le imprese con allevamenti hanno ancora i vasconi pieni di liquame e prima di poter spargere i reflui sarà necessario attendere che i campi si asciughino. In questo contesto è ragionevole pensare che anche nel 2010, come già accaduto lo scorso anno, le semine del mais slitteranno di qualche settimana. L’auspicio di tutti gli agricoltori è quello di evitare semine tardive onde compromettere seriamente la produttività per ettaro e, quindi, la redditività aziendale.

A proposito di redditività, si registrano dei miglioramenti in queste prime settimane del 2010 in termini di prezzo dei cereali?
Purtroppo non solo non si registrano incrementi di prezzo dei principali cereali, ma si sta addirittura assistendo ad una lenta ma costante diminuzione dei cereali a paglia come frumento tenero ed orzo dovuta all’ingente quantità offerta dai Paesi dell’est europeo a fronte di una domanda interna assai debole. E’ chiaro che questa considerevole offerta di cereali a basso costo – e scarsa qualità – influenza negativamente anche il mercato del mais. Addirittura il frumento duro è diminuito rispetto alla media dello scorso anno di oltre 40 euro/tonnellata con una quotazione attuale di poco superiore alle 150 euro/ton. Il vero problema è che le imprese cerealicole sono strette nella morsa tra quotazioni che sono ritornate ai livelli di oltre trent’anni orsono e costi di produzione in continuo aumento. I prezzi del 2009 sono stati mediamente inferiori rispetto a quelli del 2008 di oltre il 30%, tranne che per la soia dove la diminuzione è stata «solamente» del 15%.

Quali sono le prospettive del mais per i prossimi mesi?
Dopo le ottime produzioni in termini di quantità registrate due campagne orsono sia a livello europeo sia internazionale e dopo le buone rese dello scorso anno, gli analisti prevedono una riduzione delle superfici seminate in Europa nell’ordine del 6-8% e questo aspetto ci induce ad essere fiduciosi per una sensibile ripresa delle quotazioni entro fine anno. Inoltre anche i consumi di mais e sorgo per la destinazione agroenergetica dovrebbero aumentare: alla fine del 2009 erano in funzione in Italia 150 impianti di produzione di biogas; considerando che ciascuno di questi necessita mediamente di 180-200 ha di superficie a mais, gli ettari destinati a questo impiego in Italia sono stati di poco inferiori ai 30mila ovvero a circa il 3% della produzione complessiva di mais. Entro il 2011 si stima che il numero degli impianti dovrebbe raddoppiare e, di conseguenza, dovrebbe raddoppiare anche il numero di ettari da destinare ad alimentare questi impianti, anche se siamo molto lontani rispetto a quanto avviene per esempio negli Stati Uniti dove un quarto dei cereali coltivati nel corso del 2009 è andato ad alimentare automobili o comunque verso utilizzi alternativi come la produzione di bioetanolo. Comunque sia, già a partire dal prossimo agosto ci aspettiamo un incremento del prezzo del trinciato – soprattutto nelle zone limitrofe a questi impianti di biogas – e, di conseguenza, un incremento del prezzo del pastone di mais.

A proposito di biogas, come vede questo grande interesse del settore agricolo verso le fonti energetiche alternative?
Sono favorevole al fotovoltaico e all’implementazione di impianti di produzione di energia con pannelli solari. Leggevo recentemente su «Il Sole 24 ore» che con gli impianti fotovoltaici in funzione alla fine dello scorso anno in Italia si produceva energia pulita tanta quanto ne poteva fornire una centrale nucleare di medie dimensioni. In merito al biogas il discorso è più complesso. Ritengo che per imprese con allevamenti un impianto a biogas possa rappresentare un’opportunità di gestione anche del problema nitrati purchè sia congruo con le dimensioni aziendali. Con l’esplosione nella costruzione di questi impianti stiamo assistendo ad un vertiginoso incremento del prezzo degli affitti dei terreni che sta mettendo in ginocchio non solo le imprese cerealicole ma anche quelle con bovini e suini. Con i prezzi dei prodotti agricoli così bassi – e non mi riferisco solo ai cereali ma anche al latte alla stalla e alla carne di suino – diventa fondamentale, per poter rimanere sul mercato, riuscire a limare sempre più i costi di produzione, ma se gli affitti crescono fin quasi a raddoppiare, tutta l’agricoltura tradizionale rimane spiazzata.

Quali misure si potrebbero adottare per rilanciare la coltura del mais e sostenerne la redditività?
Con la riforma degli ultimi anni della PAC che ha abbandonato una politica di sostegno dei prezzi agricoli siamo sempre più in balia di prezzi volatili che hanno portato i cereali tra la fine del 2007 e gli inizi del 2008 a quotazioni non previste e molto elevate, frutto di una speculazione che ha portato forti guadagni per altri settori e solamente l’amaro in bocca per gli agricoltori che hanno visto i prezzi dei mezzi tecnici aumentare in modo considerevole e, dopo pochi mesi, dimezzarsi le quotazioni dei propri prodotti nel corso di qualche settimana.
Sinteticamente dobbiamo prevedere e sperimentare entro settembre prossimo la convivenza tra concia del mais con poncho o gaucho e la sopravvivenza delle api, affinché si riesca entro la fine dell’estate ad ottenere la possibilità di seminare con seme di mais trattato a partire dal 2011.
A livello europeo dobbiamo fare pressione affinché si trovino adeguati strumenti per rendere più stabili i mercati nonché inasprire i controlli sanitari sulla granella importata soprattutto dai Paesi dell’Est.

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