Romiti: Fiat foraggiata dallo Stato? Leggenda da sfatare
L'ex ad del gruppo torinese al Corriere: «ma non mi piacciono i toni guasconi, gli incentivi servono»
ROMA - «Questa storia di una Fiat salvata e foraggiata dallo Stato è una leggenda da sfatare. Si leggono cifre incredibili...». In un colloquio con il Corriere della sera, l'ex ad e presidente della casa automobilistica torinese Cesare Romiti non ci sta a far passare la Fiat come un'azienda assistita.
«Un simile approccio, purtroppo abbastanza diffuso, significa mancare di rispetto (...) Altro che Fiat protetta e iperfinanziata dallo Stato. Diverso - aggiunge - è dire oggi che l'azienda non ha mai ricevuto un euro. Questo mi pare sbagliato. Gli incentivi servono pure alla Fiat». Certo, al Sud si è investito con fondi della Cassa del Mezzogiorno, ma «la Fiat non ha mai costruito cattedrali nel deserto», anzi ha fatto «un intervento che ha creato una cultura industriale che non c'era», argomenta ancora Romiti.
TONI GUASCONI - A Romiti non piacciono «i toni guasconi» usati in questi giorni: «Ricorrere alla cassa integrazione senza annunciarla, dire con toni guasconi che gli incentivi non servono... Sono cose che a me non piacciono. Non è vero che la Fiat non ha avuto neppure un euro. Gli incentivi costano. Ma servono, visto che non li abbiamo certo inventati noi italiani: li fanno in tutta Europa, in Germani, in Francia, in Gran Bretagna. Sarebbe un rischio non rinnovarli, in una fase come questa».
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