13 novembre 2019
Aggiornato 02:30
Denuncia di Contribuenti.it

Per la crisi chiudono 300mila studi professionali

Le professioni che fanno da trainano e supporto all’economia sono in forte difficoltà

ROMA – Veterinari, avvocati, sociologi, giornalisti, medici, dottori commercialisti e biologi sono le professioni che hanno risentito maggiormente della crisi, con la chiusura del 14% degli studi professionali. A denunciarlo è Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani che, con Lo Sportello del Contribuente, ha preso in esame alcuni indicatori economici riferiti a ottobre 2009. Infatti, incrociando i dati del fatturato, delle prenotazioni, dell’occupazione e delle forniture professionali emerge un quadro preoccupante. Le professioni che fanno da trainano e supporto all’economia sono in forte difficoltà.
Professioni, che nel 2008 avevano registrato incremento del fatturato di quasi 18 miliardi di euro.

Il settore giuridico–economico (avvocati e dottori commercialisti) è uno dei comparti più colpiti dalla crisi. Nei primi dieci mesi del 2009 il fatturato globale è diminuito del 41% rispetto al periodo precedente, segnando un -32% nelle prenotazioni, un -19% nell’occupazione ed un –49% nelle forniture professionali.
Il settore medico (veterinari, medici e biologi), altro comparto di punta nelle professioni, presenta anch'esso tutti gli indicatori negativi: il fatturato globale, nei primi dieci mesi del 2009, ha segnato un -30% rispetto all'anno precedente, il - 39% nelle prenotazioni, il -21% nell’occupazione ed il – 45% nelle forniture professionali.
Male anche il settore della comunicazione (sociologi e giornalisti). Del 29% la contrazione del fatturato, dell’ 27% le prenotazioni, del 23% l’occupazione e del 46% le forniture professionali.

«Di fronte alla chiusura del 14% degli studi professionali, costituiti prevalentemente da piccoli studi» - commenta Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani - «è impensabile che il governo non intervenga inserendo anche il comparto delle professioni tra quelli in crisi, prevedendo l’estensione ai lavoratori autonomi degli ammortizzatori sociali e di tutte le misure straordinarie, lasciando Bisogna consentire ai 300 mila professionisti di cambiare lavoro, senza arrecare un grave danno sociale».