23 ottobre 2019
Aggiornato 20:00
Osservatorio della ricerca su piede guerra

Finanziaria, no a emendamento su ricerca

Bocciato emendamento che prevedeva la spesa di 80 milioni per l'assunzione di 4.200 ricercatori

ROMA - L'Osservatorio della ricerca, gruppo di scienziati e ricercatori italiani, è sul piede di guerra per la bocciatura dell'emendamento alla finanziaria, approvata oggi dall'aula del Senato, che prevedeva la spesa di 80 milioni di euro per assumere 4.200 ricercatori.

L'emendamento era stato inizialmente presentato con la prima firma del presidente della Commissione Cultura del Senato Guido Possa, Pdl, ed era stato sostenuto tra gli altri anche dai senatori del Pdl Giuseppe Valditara e della Lega Mario Pittoni. Quindi l'emendamento era stato ritirato dal firmatario ed era stato fatto proprio dal gruppo del Pd. Oggi è stato votato e bocciato L'Osservatorio della Ricerca chiede spiegazioni al ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini.

E scende in campo anche il senatore Ignazio Marino del Pd. «Un Paese che non investe nei giovani scienziati è un Paese che svende il proprio futuro. È uno scandalo che non deve passare sottosilenzio. Dopo tante dichiarazioni di questo governo sull'importanza della ricerca nel nostro Paese, i fatti dimostrano una totale mancanza di una visione strategica per l'innovazione e lo sviluppo».

«Per la prima volta - aggiunge Marino in una nota - i fondi per la ricerca, innovazione e sviluppo scendono in Italia sotto l'1% del Pil mentre in Paesi come la Francia e la Germania superano ampiamente il 2%. A questo sconcertante dato si aggiunge oggi il fatto che ottanta milioni di euro destinati all'assunzione a tempo indeterminato di 4200 ricercatori universitari sono scomparsi dalla Finanziaria. I fondi - conclude - rischiano di essere trasferiti dal bilancio del ministero dell'istruzione ad un altro bilancio considerato, erroneamente, di maggiore urgenza o importanza. Come sempre dietro alle dichiarazioni del ministro Gelmini ci sono le ben diverse decisioni del ministro Tremonti».