26 aprile 2024
Aggiornato 06:00
Agricoltura. Olivicoltura

Confagricoltura: per l’olio primi segnali inferiori alle aspettative

L’olio extravergine italiano viene scambiato sui mercati più rappresentativi a 3,00 euro al chilo, rialzo poco incoraggiante

ROMA - «I segnali positivi attesi per la campagna olearia 2009/10 tardano a farsi vedere.» Lo dichiara Confagricoltura che aveva grandi attese per la campagna che ha preso avvio proprio in queste settimane, in particolare per i prezzi, dopo i risultati economici disastrosi per le aziende, nella campagna passata.

I dati Ismea indicavano ad apertura dei frantoi, aumenti del 10%, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, dando respiro e nuovo entusiasmo agli olivicoltori. Gli aumenti registrati con molta probabilità erano però dovuti alle prime quotazioni dell’olio novello che ha riscosso grande apprezzamento da parte del mercato, ma che ha già iniziato a mostrare segnali di cedimento.

L’olio extravergine italiano viene scambiato sui mercati più rappresentativi a 3,00 euro al chilo, rialzo poco incoraggiante ad avvio delle operazioni di raccolta e trasformazione i cui costi si fanno sempre più incidenti. Basti pensare che la sola molitura delle olive raggiunge costi medi di 1 euro al chilo. E non va tralasciato, nell’esame complessivo, che si attende una forte ripresa produttiva in Spagna, ma anche in Grecia e Turchia.

Nonostante tutto, le operazioni di raccolta e molitura proseguono con regolarità, salvo qualche problema connesso alle condizioni climatiche assai variabili. Le rese medie oscillano tra il 10/12% nel foggiano e nel barese e il 13/14% nel teramano e nel salernitano. Mentre in Toscana i valori oscillano dal 13% al 14% e la qualità è mediamente ottima.

L’attenzione che gli olivicoltori italiani hanno per la qualità purtroppo non sembra dare adeguate risposte di mercato. Per Confagricoltura sono eccessive anche le aspettative per l’obbligo di dichiarare in etichetta il Made in Italy, ritenuto da qualcuno la soluzione di tutti i problemi. «Forse sarebbe meglio puntare al recupero del valore della responsabilità del produttore e della fiducia con il consumatore.»