12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
Decreto sull’etichetta d’origine per latte e formaggi

«Latte, rotto il muro d'omertà. Adesso avanti con i salumi»

Coldiretti: «E adesso non ci si metta in mezzo l’Unione Europea dicendo che si tratta di un ostacolo al libero mercato»

MILANO - «E adesso non ci si metta in mezzo l’Unione Europea dicendo che si tratta di un ostacolo al libero mercato, perché non è vero. Si garantisce solo massima trasparenza sull’origine delle materie prime usate e quindi una scelta consapevole ai consumatori» così Carlo Franciosi, Presidente della Coldiretti di Milano e Lodi commenta il testo del decreto firmato oggi dal Ministro delle Politiche agricole Luca Zaia sull’etichettatura d’origine obbligatoria per latte e formaggi.

Il provvedimento verrà quindi sottoposto al giudizio della Commissione Europea che dovrebbe pronunciarsi, secondo alcune previsioni, a settembre. «Sicuramente – commenta la Coldiretti di Milano e Lodi – non mancheranno pressioni da parte di lobbies interessate ad affossare il provvedimento che può dare fastidio a qualcuno, visto che rompe quel muro di omertà, più o meno voluto e sfruttato da molti, sull’origine dei prodotti lattiero caseari».

Il decreto impone di indicare l’origine del latte Uht, di quello microfiltrato, di quello usato per jogurt e formaggi. E ancora: le sostanze ottenute dalla trasformazione di latte o di prodotti lattiero caseari che sono utilizzate nella fabbricazione di formaggi o latticini devono figurare nell’elenco degli ingredienti indicati nell’etichetta di tali prodotti. Inoltre è vietata la produzione di formaggi e latticini con latte in polvere, proteine concentrate, caseine e caseinati, mentre se si usano le cagliate bisogna dirlo e bisogna indicare da dove arriva la cagliata.

«Adesso – conclude la Coldiretti di Milano e Lodi – è necessario procedere nella stessa direzione per altri prodotti, come ad esempio gli insaccati, per i quali non c’è ancora l’obbligo di indicazione d’origine. Ci sono tonnellate di carne suina o cosce per prosciutti che arrivano dall’estero e poi vengono lavorate per essere messe sul mercato sfruttando il volano del Made in Italy, ma affossando con una concorrenza sleale e vergognosa le nostre vere produzioni nazionali».