Scienze infermieristiche: quasi 5.000 posti in meno del fabbisogno
Il sindacato fa appello alle regioni: «La domanda c’è è può far crescere l’occupazione»
ROMA - «E’ una questione che si ripete ormai da anni e in tempi di crisi occupazionale risulta ancora più incomprensibile». Il segretario nazionale della Cisl Fp Daniela Volpato commenta così i risultati di un’indagine sulla professione infermieristica e sulla corrispondente offerta formativa universitaria che mette in luce come continui ad esserci «un’evidentesfasatura nella programmazione dell’accesso alla carriera di infermiere: quasi 5 mila posti in meno di quanto richiesto dal mercato».
Lo studio, realizzato dalla federazione del pubblico impiego della Cisl, ha incrociato il numero dei posti per i corsi di laurea in scienze infermieristiche messi a bando dalle università italiane con le necessità stimate dai collegi Ipasvi (l’albo degli infermieri) e le richieste provenienti dalle Regioni.
«Sarà almeno un decennio che è caccia aperta all’infermiere che non si trova soprattutto nel nord Italia. I collegi professionali – spiega Volpato, illustrando i dati aggregati per l’intero territorio nazionale – hanno chiesto per l’anno accademico 2009/2010 che le Università portassero a 22.030 i posti disponibili per gli aspiranti infermieri. Le Regioni, quindi i futuri datori di lavoro, attraverso un apposito accordo Conferenza Stato-Regioni hanno chiesto da parte loro che in autunno si aprissero le porte per non meno di 19.669 studenti di scienze infermieristiche in modo da colmare, una volta completati gli studi, il fabbisogno di professionisti di ospedali, Asl e presidi sanitari. A fronte di questo il decreto del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca ha fissato, con i decreti di luglio, a 14.909 i posti messi a bando: con uno scostamento di 4.760 unità rispetto alla domanda espressa ufficialmente da chi domani dovrà impiegarli, cioè un quarto in meno del necessario». Una differenza che si ripercuote sulla proporzionalità tra medici e infermieri.
Ma non è tutto. Facendo una proiezione sulle domande per i corsi universitari di infermiere si vede che nel 2008 sono stati quasi 30.000 gli studenti a provare il concorso di accesso, più del doppio dei posti disponibili. «Condizione che se riportata al 2009 si rivelerà senz’altro sottostimata considerate le difficoltà occupazionali di altri settori e la tendenza in atto da alcuni anni». Cade insomma il mito dei giovani, soprattutto del nord, che non vogliono fare l’infermiere. Per la Cisl Fp è anzi vero il contrario: «C’è una grande riscoperta di una professione che cambia con grande rapidità ed è sempre più specializzata e professionalizzata. Inoltre tutte le indagini la descrivono come la più ricercata sul mercato del lavoro. Ci sono moltissimi giovani fortemente motivati ad intraprendere l’attività di infermiere, per questo non si comprende come le università non adeguino le proprie strutture, la propria organizzazione e la propria offerta formativa rispetto alle esigenze e ai fabbisogno del Paese. E costringano il sistema sanitario a cercare infermieri all’estero».
«D’altra parte – è la risposta del segretario ad uno dei luoghi comuni più frequenti – il rapporto medio tra docenti e studenti nelle facoltà di medicina è di 1,7, con punte che vedono addirittura il numero dei docenti superare quello degli studenti: ciò significa che c’è tutto lo spazio per incrementare i corsi in scienze infermieristiche, modulandoli tra l’altro anche sulle esigenze dei singoli territori».
Dalla Cisl Fp parte dunque un appello forte alle regioni e alle università affinché le prime «facciano rispettare le richieste avanzate in sede di Conferenza Stato-Regioni» e le seconde «organizzino l’offerta formativa in maniera più consona alle necessità come alcune, tra cui la Sapienza di Roma, sarebbero già orientate a fare». «La domanda di infermieri c’è e può creare nuova occupazione – è la conclusione di Volpato – e non riguarda solo le strutture pubbliche, ma l’insieme dei bisogni di prevenzione, cura e assistenza espresse anche dalle case di cura, dalle case di riposo e dall’assistenza domiciliare».
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