12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
Delle cliniche di Roma e provincia

Il San Raffele licenzia 112 lavoratori

La denuncia della Cisl Fp: «Una palese ingiustizia. Chiediamo alla Regione Lazio di intervenire»

ROMA - «Il gruppo S. Raffaele S.p.A., rifiutando il piano di riordino della Regione Lazio, ha licenziato il 29 luglio scorso 112 lavoratori delle cliniche di Roma e provincia e ha preannunciato altri 40 licenziamenti per il mese di settembre». La CISL FP denuncia la decisione unilaterale del gruppo San Raffaele Tosinvest contro la quale annuncia battaglia.

Logica ricattatoria - «Rifiutiamo – attacca Mauro Giuliattini segretario reggente della CISL FP di Roma – la logica ricattatoria adottata da questo gruppo imprenditoriale. E oltre ad aver già avviato le procedure di impugnativa dei licenziamenti entro i 60 giorni previsti, abbiamo calendarizzato numerose assemblee in tutti i luoghi di lavoro e programmato altre iniziative sindacali per contrastare la palese ingiustizia perpretata nei confronti dei lavoratori. Vogliamo che l’azienda modifichi subito le proprie scelte».

«Per questo – prosegue Giuliattini – la Cisl Fp chiede alla Regione e a tutti i gruppi politici di intervenire. E’ indispensabile imporre a tutti gli imprenditori accreditati del settore il rispetto delle regole, ma soprattutto la massima partecipazione a un processo di riordino che richiede assistenza qualificata, tutela dell’occupazione dei lavoratori e maggiore appropriatezza nell’erogazione delle prestazioni sanitarie finalizzata anche a una migliore gestione delle risorse».

Il contenuto della denuncia è chiaro: «La programmazione sanitaria non può essere orientata solo alla logica spartitoria del consenso e a quella di una gestione interessata solo alla ripartizione dei posti letto: oggi si rende sempre più necessario avviare scelte politiche, gestionali ed imprenditoriali orientate verso l’approprietezza della cura e l’ottimizzazione dei servizi. Anche la sanità privata deve fare la sua parte insieme ai cittadini e ai lavoratori e non attraverso licenziamenti mascherati, magari per successive riassunzioni con contratti di lavoro a minor costo e senza garanzia dei diritti quesiti dei lavoratori».