20 giugno 2024
Aggiornato 10:30
Crisi economica

CEI: «Tessuto sociale si sfilaccia, troppe disuguaglianze»

Anche se «non si intende minimizzare» l'impegno delle autorità

ROMA - I «costi» del «difficile momento presente» ricadono «in misura prevalente sulle fasce più deboli della popolazione»: è la denuncia che i vescovi italiani tornano a fare relativamente alla crisi economica e, più specificamente, al dramma di chi perde il lavoro.
«Il richiamo del cardinale presidente (Angelo Bagnasco, ndr.) a non sottovalutare la crisi occupazionale in corso 'come si trattasse di alleggerire la nave di futile zavorra' ha avuto ampia risonanza nell'opinione pubblica», rileva la Conferenza episcopale italiana nel comunicato conclusivo dell'assemblea generale (25-29 maggio) diffuso oggi alla stampa.

«Anche nel dibattito assembleare è stato sottolineato come il termine 'esubero' non tenga nel debito conto un tessuto sociale che va sfilacciandosi, a motivo delle disuguaglianze che aumentano invece di diminuire. Nessuno ignora il pesante impatto della sfavorevole congiuntura economica internazionale, di cui non si riesce a cogliere ancora esattamente la portata, né - precisa la Cei - si intende minimizzare l'impegno profuso da chi detiene l'autorità. Resta però evidente - prosegue il 'parlamento' dei vescovi - che i costi del difficile momento presente ricadono in misura prevalente sulle fasce più deboli della popolazione. Di qui l'esigenza di avviare una prossimità ancora più concreta al mondo del lavoro, non limitandosi a riproporre modelli del passato, ma come 'segno di un'attenzione nuova verso la profonda relazione tra la fede e la vita'».

I vescovi hanno poi «preso positivamente atto» delle molteplici iniziative promosse nei mesi passati in tutta Italia dalle diocesi e dalle Conferenze episcopali regionali «per fronteggiare le difficoltà del mondo del lavoro». In tale contesto, l'iniziativa della Cei di costituire un fondo di garanzia per le famiglie numerose che abbiano perso l'unica fonte di reddito «costituisce un ulteriore e corale seme di speranza». La colletta promossa a tale scopo il 31 maggio in tutte le chiese italiane «ha avuto un indubbio valore pedagogico ed è stata indice di una spiccata sensibilità che non deve spegnersi».