20 novembre 2019
Aggiornato 06:30
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FIAT: tensione al corteo Torino, Rinaldini aggredito dai Cobas

A giorni tavolo con il governo. Marchionne stringe sul piano Opel

TORINO - Gianni Rinaldini buttato giù dal palco, il leader della Uilm piemontese preso a cinghiate e il numero uno della Fim-Cisl costretto a interrompere il comizio per la contestazione dei Cobas. Ha avuto un epilogo carico di tensione la manifestazione nazionale dei lavoratori del settore auto ieri a Torino, organizzata dai sindacati confederali in forte allarme per il futuro degli stabilimenti italiani della Fiat, in vista del possibile accordo con la Opel. Un corteo unitario promosso per chiedere con forza al governo la convocazione urgente di un tavolo, ma che alla fine è stato oscurato dai tafferugli con i sindacati di base. E se dal mondo politico e sindacale sono arrivate reazioni di condanna, il governo ha bollato il corteo come «protesta sbagliata», perchè la Fiat ha già dato garanzie sull'occupazione. Nei prossimi giorni, comunque, dovrebbe esserci maggiore chiarezza sul destino delle fabbriche in Italia, perchè l'ad Sergio Marchionne sta lavorando agli ultimi tasselli del piano per Opel, che il 20 maggio presenterà al governo tedesco.

Gli scontri a Torino sono scoppiati in maniera improvvisa davanti al Lingotto, al termine di una mattinata tranquilla e di un corteo partito da Mirafiori con circa 10-15mila operai da tutta Italia, con in testa quelli di Termini Imerese e Pomigliano d'Arco (i due stabilimenti probabilmente più a rischio in un eventuale ridimensionamento degli impianti italiani). Ma quando il segretario generale della Fim, Giuseppe Farina, ha iniziato a parlare dal palco sono partite le prime contestazioni da un gruppo di lavoratori dei Cobas, molti della fabbrica di Nola. «Venduto, vergogna», gli hanno gridato e Farina è stato costretto a interrompere il comizio.

Quando poi ha preso il microfono il leader della Fiom, Gianni Rinaldini, gli insulti sono diventati una vera aggressione, con il segretario generale spinto giù dal palco. Nei tafferugli il segretario piemontese della Uilm, Maurizio Peverati, è stato colpito da una cinghiata e solo l'intervento del servizio d'ordine ha consentito a Rinaldini di concludere l'intervento.
Un'aggressione «di alcuni teppisti dello Slai Cobas - ha detto poi il segretario della Fiom con rabbia - che aveva come unico scopo oscurare le nostre richieste di confronto per difendere gli stabilimenti dalla chiusura».

Un episodio di «squadrismo organizzato», ha sottolineato subito il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, messo in atto da «frange violente che non c'entrano niente con il sindacato, nè fanno gli interessi dei lavoratori». Dura anche la reazione della segreteria nazionale della Cgil, che ha condannato l'aggressione come «un fatto grave», che non deve però oscurare la «riuscitissima manifestazione». Per il viceministro allo Sviluppo economico Adolfo Urso, invece, la protesta di Torino è stata «sbagliata» perchè la strada dell'internazionalizzazione scelta dalla Fiat è «la chiave del successo». Il Lingotto poi, ha aggiunto Urso, «quando ha ottenuto gli incentivi si è impegnato con il governo a mantenere l'occupazione in Italia».
Rassicurazioni che si aggiungono a quelle di Marchionne, ma che agli operai evidentemente non bastano: in attesa di un incontro con l'azienda - ha detto Rinaldini - i lavoratori bloccheranno gli straordinari e tutte le forme di flessibilità.

L'incontro con Fiat e sindacati dovrebbe essere convocato dal governo subito dopo la presentazione all'esecutivo tedesco, da parte del Lingotto, del piano per Opel, previsto per mercoledì 20. Quindi potrebbe essere già alla fine della settimana prossima, o al massimo all'inizio della successiva, anche perchè i tempi per chiudere la partita tedesca sono sempre più stretti, visto che alla fine di maggio ci sarà il momento della verità per General Motors, casa madre del marchio tedesco, a rischio fallimento.

Il Lingotto non è però l'unico candidato per il matrimonio con Opel, e il gruppo austro-canadese Magna muove intanto verso Mosca, cercando l'appoggio del Cremlino per acquisire la casa tedesca in cordata con le russe Sberbank e Gaz. Il 20 maggio, ha detto il ministro dell'Economia di Berlino, Karl-Theodor zu Guttenberg, «ci saranno comunicati i piani di ristrutturazione concreti dei due potenziali investitori, che sottoporremo a una severissima analisi». In ogni caso, se le proposte di fusione per Opel non dovessero andare a buon fine - ha assicurato zu Guttenberg - si aprirebbe la strada di un'amministrazione fiduciaria, ma non un partecipazione statale, che «sotto qualsiasi forma per me è un modello non proponibile».