12 marzo 2026
Aggiornato 11:39

In Sicilia fronte comune sindacato-imprese su sviluppo e solidarietà

«In Sicilia la fiscalità di vantaggio può diventare realtà in tempi non remoti»

PALERMO - In Sicilia la fiscalità di vantaggio può diventare realtà in tempi non remoti. Per l'assessore regionale al Bilancio, Michele Cimino, intervenuto al congresso regionale Cisl che domani si concluderà a Catania, «la Regione potrebbe impegnare la sua quota di risorse del Fondo sociale europeo, in parte per ammortizzatori sociali e in parte proprio per la fiscalità differenziata». In mattinata a spingere in tal senso, nell'ambito della tavola rotonda organizzata dalla Cisl Sicilia su «Fronteggiare la crisi, subito e assieme», era stato il fronte comune sindacato-imprese.

Per i presidenti regionali di Confindustria, Confcommercio e Confcooperative, Ivan Lo Bello, Pietro Agen e Gaetano Mancini, la fiscalità di vantaggio sarebbe un'efficace stimolo allo sviluppo dell'economia, come indicato nel piano straordinario d'interventi proposto, da Catania, dal sindacato guidato nell'Isola da Maurizio Bernava. Cimino ha annunciato che proporrà al governo nazionale «un doppio accordo, per l'impiego delle risorse dell'Fse sui due fronti, degli ammortizzatori e della fiscalità differenziata». Anche alla luce, ha detto, del pronunciamento della Commissione europea in favore delle Azzorre, di qualche settimana fa, che apre per la Sicilia prospettive nuove. In ogni caso, «i tempi sono stretti», ha insistito Bernava. «La crisi esplode e prima del varo di Bilancio e Finanziaria, a fine mese, occorre che la Regione si doti di un progetto unico in pochi punti definito nella logica della concertazione operativa, su due fondamentali direttrici: lo sviluppo e la solidarietà». E a proposito del disegno di legge anti-crisi depositato dal governo regionale in commissione Bilancio, all'Ars, un paio di giorni fa, «chiediamo uno sforzo ulteriore», ha ripetuto. «Sinceramente, pare molto più di governo il piano proposto dalla Cisl».

Che la crisi dell'economia «esplode minacciosa», lo ha sottolineato Agen: «a fine 2008 - ha reso noto - sono state ben ottomila le piccole imprese siciliane spazzate via dal tessuto produttivo». Le iniziative del governo appaiono «poco efficaci - ha detto - perché disperdono le risorse in mille rivoli senza un organico progetto di sviluppo». Per Lo Bello, «le aziende siciliane vivono una situazione di grandissima difficoltà». Così, al momento, il gettito fiscale Irpeg, legato alle attività d'impresa, in Sicilia è praticamente azzerato salvo che per poche imprese medio-grandi. E riguardo a Irpef e Iva, per la Sicilia l'attuale situazione dell'economia si tradurrà nella perdita secca di un miliardo di euro. «Siamo in una situazione di crescita zero», ha rimarcato il presidente di Confindustria Sicilia che, in sintonia con la Cisl e le altre associazioni d'impresa, ha invocato «la convocazione di un tavolo per poche ma urgenti cose da fare». Lo Bello si è poi soffermato sulla questione della formazione professionale: «Non comprendiamo - ha affermato - come può l'assessore regionale al Lavoro, Carmelo Incardona, restare al suo posto dopo aver contestato frontalmente il presidente della Regione e dopo essere entrato in un vivace conflitto con le forze sociali».

Per Confcooperative, «è necessario che le organizzazioni sociali trovino una sede comune di elaborazione e proposta politica». Tra le emergenze, Mancini ha indicato il tema del credito. «Quasi il 50% delle imprese nostre associate - ha sottolineato - dichiara l'estrema difficoltà di accedere alle risorse bancarie». La Regione dovrebbe approfittare della crisi, ha invocato Mario Centorrino, economista messinese, per mettere in cantiere alcune riforme dal valore strategico. Quelle elencate dal professore, all'insegna di un nuovo spirito meridionalista, riguardano: la formazione professionale; il credito («a che serve - ha domandato - lo 0,33% di Unicredit? Non sarebbe meglio sbarazzarsene puntando su un mediocredito regionale?«). Ancora: la solidarietà sociale e l'innovazione tecnologica e l'internazionalizzazione delle imprese, con la creazione di un'agenzia regionale per l'innovazione. Alla tavola rotonda ha preso parte anche Giuseppe Castiglione, presidente della provincia di Catania, il quale, rivolto all'esponente del governo regionale, ha denunciato che «siamo nel 2009 e ancora non è uscito un bando per i fondi strutturali 2007-2013». La Sicilia non può fare a meno di questi 14 miliardi di euro, ha insistito.

Bernava, ha tirato le fila del dibattito invitando Palazzo d'Orleans a «dare ascolto alla voce del mondo del lavoro e dell'imprenditoria». E ricordando i diciotto provvedimenti anti-crisi e gli otto gli assi di crescita del piano straordinario anti-recessione che la Cisl «offre al confronto con le parti».
Per la mattinata di domani attese le conclusioni del congresso con gli interventi del governatore Raffaele Lombardo e del leader nazionale Cisl, Raffaele Bonanni. Nel pomeriggio seguiranno le votazioni per l'elezione del vertice regionale che guiderà il sindacato nei prossimi quattro anni.