31 agosto 2025
Aggiornato 02:30

Istruzione, domani sciopero Flc-Cgil: cortei e lezioni a rischio

Clou della protesta a Palermo dove ci sarà anche leader Epifani

ROMA - Il mondo della scuola e dell'università torna a protestare contro i tagli del governo sugli organici del personale e le conseguenti riforme su tutto il settore della conoscenza: le lezioni scolastiche ed accademiche saranno a rischio per l'intera giornata di domani poiché la Flc-Cgil, per entrambi i settori, e la Gilda, solo per la scuola, hanno indetto lo sciopero generale nazionale. Sono previste tantissime manifestazioni e dibattiti a livello locale: l'iniziativa più importante si svolgerà a Palermo, dove al teatro Politeama ci saranno Mimmo Pantaleo, segretario generale nazionale Flc-Cgil, e il leder confederale Guglielmo Epifani.

A livello nazionale la protesta potrà contare sul sostegno di diversi comitati, associazioni e sindacati studenteschi. Oltre ad alcuni partiti del centro sinistra e della sinistra extraparlamentare. Sono molte le ragioni che hanno portato una parte dai sindacati a scendere in piazza. A livello scolastico alla base della protesta, inizialmente indetta dalla Flc-Cgil, ci sono i tagli contenuti nella legge 133/08: con riduzioni di organico che già dal prossimo anno solo nella scuola dovrebbero produrre la sparizione di 20mila posti da docente e 15mila Ata. Numeri peraltro ridimensionati grazie ai pensionamenti.

«In Italia - sostiene Mimmo Pantaleo, segretario delle Flc-Cgil - la politica non ha mai concepito la formazione come opportunità ma come un vincolo di bilancio, anche nel centrosinistra: eppure mai si è giunti a pianificare tagli di queste proporzioni». «L'attacco al settore della conoscenza - continua il leader di comparto - è trasversale. La crisi, invece, dovrebbe obbligarci a cercare una via d'uscita nell'innovazione, nella tecnologia e nella ricerca. Non vogliono promuovere il sapere ma controllarlo. Si vuole privatizzare l'intero sistema della conoscenza e dividere i lavoratori in corporazioni che non comunicano, segmentarli. Si programma la riduzione del potere contrattuale di tutti i dipendenti pubblici per i prossimi 10, 20 anni. Noi, invece, chiediamo una proroga di tutti i contratti». Tra i motivi della mobilitazione ci sono anche i rinnovi contrattuali che negli ultimi anni si sono trasformati in accordi «solo a perdere e soprattutto il ripristino del contratto nazionale a garanzia del lavoro».

Per il sindacato di via Leopoldo Serra serve invece «l'introduzione di regole democratiche che permettano ai lavoratori di pronunciarsi sugli accordi». Oltre che «il ritiro delle norme tante care a Brunetta che penalizzano chi è ammalato. Il ritiro del disegno di legge Aprea sulla scuola che non solo cancella l'autonomia delle singole istituzioni ma penalizza e avvilisce la libertà d'insegnamento e l'autonomia professionale di docenti e dirigenti, oltre a togliere completamente la parola al personale Ata». La lista delle richieste è davvero lunga: contiene anche «il ritiro del ddl Sacconi che cancella il diritto di sciopero, l'unica arma di legittima difesa dei lavoratori» e la «difesa dell'occupazione, per salvaguardare non solo le persone dallo spettro della disoccupazione, ma anche i nostri settori da un depauperamento di risorse umane necessarie al loro funzionamento».