27 maggio 2024
Aggiornato 02:00
Piano anticrisi Governo

«Decreto anticrisi e mutui: ma scrivere le norme in italiano, no eh?»

ADUC: «Sul tema dei mutui, evidentemente i vari Governi che si succedono si trovano in difficoltà tecnica. Ai tempi della surroga di Bersani, la norma fu scritta talmente con i piedi che per mesi fu di fatto inapplicata»

Sul tema dei mutui, evidentemente i vari Governi che si succedono si trovano in difficoltà tecnica. Ai tempi della surroga di Bersani, la norma fu scritta talmente con i piedi che per mesi fu di fatto inapplicata.
Quando stava per essere applicata, Tremonti s'inventò un meccanismo cervellotico che per fortuna non sta avendo alcun successo (anche grazie alla diminuzione degli Euribor).

Adesso, nel decreto anticrisi il Governo ripropone una norma scritta in maniera da essere sostanzialmente inapplicabile senza ulteriori delucidazioni.
Dice la norma che «L'importo delle rate, a carico del mutuatario, dei mutui a tasso non fisso da corrispondere nel corso del 2009 è calcolato con riferimento al maggiore tra il 4 per cento senza spread, spese varie o altro tipo di maggiorazione e il tasso contrattuale alla data di sottoscrizione del contratto. Tale criterio di calcolo non si applica nel caso in cui le condizioni contrattuali determinano una rata di importo inferiore».

La prima domanda che salta in mente, leggendo questa norma e': ma scrivere le norme in italiano, no eh? Troppo difficile?
Poi si tenta di interpretare il significato di quest'accozzaglia di parole. Dunque, per comprendere se la norma si applica o meno si dovrebbe verificare se al momento della sottoscrizione del mutuo il tasso del contratto (tasso «finito» o tasso di riferimento? si attendono delucidazioni...) superava o meno il 4%. Nel secondo caso (cioè se il tasso del contratto al momento della stipula era inferiore al 4%), nel 2009 si dovrebbe applicare il tasso del 4% (ritorna la stessa domanda: tasso «finito» o tasso di riferimento? si attendono ancora delucidazioni...) fatto salvo – ovviamente – il caso in cui le condizioni contrattuali non determinino una rata inferiore.
E' evidente che una norma scritta così male presenti una serie di problemi tecnici fra i quali:
1) senza una chiara interpretazione autentica le banche non l'applicheranno, urge quindi una chiarificazione;
2) molto probabilmente di questa norma non ci sarà bisogno poiché i tassi continueranno a scendere, ma qualora questa tendenza dovesse invertirsi non si capisce per quale ragione non dovrebbero avvantaggiarsi della norma coloro che hanno sottoscritto un mutuo a tasso variabile quando il parametro di riferimento non era proprio ai minimi. Se dovesse esserci un aumento dei tassi, tali aumento colpirebbe tutti, perché agevolare solo alcuni?
Molto più interessante la disposizione relativa all'obbligo di proporre anche indicizzazioni dei mutui al tasso BCE, che prevede il tasso proposto –al momento della stipula– in linea con quello di altre forme di indicizzazione. In questo momento le banche non potranno fare troppo le furbe proponendo l'indicizzazione al tasso BCE con spread esagerati.

Ricordiamo al ministro Tremonti che sul tema dei mutui, ormai il naso gli sta crescendo a dismisura perché l'impegno che aveva preso di aiutare nello specifico chi non ce la faceva a pagare le rate del mutuo e sta rischiando di essere buttato fuori di casa, non è ancora stato mantenuto. Ricordiamo che già l'ultima finanziaria di Prodi prevedeva un apposito meccanismo (la sospensione e il rinvio delle rate) che è rimasto lettera morta per tutti questi mesi solo perché Tremonti si ostina a non voler emanare i regolamenti attuativi e continua ad inventarsi cervellotici meccanismi che hanno più effetti pubblicitari che sostanziali.

Alessandro Pedone, responsabile Aduc per la tutela del risparmio