Il grano crolla più della borsa: 60% in 6 mesi
Coldiretti: «A rischio le prossime semine e con esse le forniture per la pasta Made in Italy»
Il prezzo del grano è crollato del 60 per cento in sei mesi sul mercato internazionale con perdite di oltre 120 miliardi di euro per i contadini dei diversi continenti che rischiano di essere costretti ad abbandonare una coltivazione dalla quale dipende la sopravvivenza di miliardi di persone con un raccolto di quasi 600 milioni di tonnellate all’anno.
E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base di una analisi dei dati del Chicago Board of Trade, che rappresenta il punto di riferimento per il commercio internazionale delle materie prime agricole, svolta in occasione della decisione del Garante per la sorveglianza dei prezzi Antonio Lirosi di convocare i produttori e le imprese della grande distribuzione la prossima settimana, rispettivamente il 6 e 7 novembre le industrie produttrici e l’'11 novembre i rappresentanti delle imprese della distribuzione commerciale.
La situazione - sottolinea la Coldiretti - è drammatica anche in Italia con il grano tenero (per il pane) che è sceso sotto i 16 euro per quintale e quello duro (per la pasta) sotto i 22 euro per quintale, valori che non consentono di coprire i costi di produzione in forte ascesa (+56 per cento in un anno per i concimi) e mettono a rischio le prossime semine e con esse anche le forniture per la pasta Made in Italy.
L’andamento del prezzo della pasta che ha raggiunto 1,5 euro al chilo in media secondo il servizio sms consumatori dimostra che - sostiene la Coldiretti - nell’ampia forbice tra quotazioni del grano e quelle della pasta c’è sufficiente margine da recuperare per garantire un giusto reddito agli agricoltori e consentire acquisti convenienti i consumatori. E’ in questa direzione che occorre intervenire perché ancora una volta si è dimostrato che - precisa la Coldiretti - l'emergenza alimentare non si risolve con i prezzi bassi all'origine per gli agricoltori, perché di questi non beneficiano i consumatori e non consentono di coprire i costi di produzione e, nel lungo periodo, portano alla chiusura delle imprese e alla destrutturazione del sistema con immaginabili ripercussioni di carattere economico e sociale.
La pasta è il piatto preferito dagli italiani con consumi medi procapite che in Italia sono sui 28 chili a persona, tre volte superiori a quelli di uno statunitense, di un greco o di un francese, cinque volte superiori a quelli di un tedesco o di uno spagnolo e sedici volte superiori a quelli di un giapponese. Le esportazioni di pasta nel mondo - conclude la Coldiretti - sono aumentate in valore del 46 per cento, con incrementi soprattutto nei paesi dell'Unione Europea (+50 per cento), dove si realizzano i due terzi del valore delle esportazioni, mentre sono quasi raddoppiate le esportazioni in Asia, che in valore ha quasi eguagliato il mercato americano, rimasto sostanzialmente stabile, nel primo semestre 2008 rispetto all'anno precedente.
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