8 aprile 2020
Aggiornato 18:00
Presentati dall’Università di Siena i risultati dello studio sull’Amiata

«Geotermia e ambiente non sono incompatibili»

I ricercatori suggeriscono una serie di prescrizioni da rispettare

Nessuna interferenza tra i fluidi geotermici e l’acquifero dell’Amiata, come dimostrano i bassi livelli di boro riscontrati nelle acque di falda; una falda freatica tutt’altro che rapida a svuotarsi, ma che impiega anzi dai 2 ai 3 anni per farlo e le cui portate sono in stretta correlazione con le piogge, diminuite di un quarto rispetto alla media degli ultimi 70 anni; nessun fenomeno di collassamento del vulcano e nessuna correlazione tra l'estrazione del vapore e il normale andamento dell’acquifero e delle sorgenti del Fiora. Sono queste, in estrema sintesi, le conclusioni dello studio commissionato dalla Regione Toscana e condotto da 21 ricercatori dell’Università di Siena sulle possibili interferenze tra coltivazione geotermica e acquifero sull’Amiata.

«Adesso – commenta l'assessore regionale all'energia e ambiente, Anna Rita Bramerini – dopo un periodo di approfondimento da parte dei nostri uffici, e dopo che lo studio sarà sottoposto al necessario confronto scientifico, la parola passerà agli enti locali e alla stessa Regione, che dovranno decidere in merito alle conclusioni a cui è giunta l'indagine. Lo faremo ricercando il massimo dell'informazione e della partecipazione dei cittadini, coinvolgendo i soggetti interessati, a partire dagli enti locali, e con tutto l'approfondimento scientifico e l'attenzione che la questione richiede»

Dopo sette mesi di indagini, verifiche, sopralluoghi e incroci di dati posseduti e raccolti sul campo, i docenti dell’ateneo senese hanno presentato il frutto del loro lavoro: oltre 450 pagine suddivise in cinque capitoli e che affrontano i vari aspetti della questione, da quelli geologici e idrogeologici, a quelli geochimico ambientali, relativi all'analisi dei fluidi geotermici, delle acque di falda e fluviali, dei suoli, ai controlli sulla qualità dell’aria. A loro giudizio non sarà necessario alcuno stop all’attività di sfruttamento geotermico, anche se i ricercatori suggeriscono di seguire una serie di prescrizioni per tutelare l’ambiente.

Ecco dunque ribadita la necessità di chiudere la centrale PC2 a Piancastagnaio, l’unica delle cinque in funzione sull’Amiata che scarica direttamente in atmosfera senza utilizzare il sistema Amis, capace di abbattere gran parte dell’acido solfidrico (responsabile del caratteristico odore di uova marce) e del mercurio. Consigliati anche sia un miglioramento dell'efficacia degli Amis, che l’abbattimento dei sali di boro che si sciolgono nelle acque di deflusso dei pozzi geotermici, la chiusura mineraria dei pozzi non più utilizzati, lo smantellamento delle strutture in disuso, la prosecuzione, da parte dell’Arpat, del monitoraggio della qualità dell’aria, anche attraverso centraline, comprendendovi gli inquinanti (come il boro e l’ammoniaca) per i quali la legge non prevede limiti, un biomonitoraggio ambientale con indicatori posizionati, a partire dalle centrali, lungo le direttrici dei venti, e monitoraggi anche per le acque di falda e di
superficie e per le deformazioni del suolo. Ma sarà possibile sviluppare l’attività di sfruttamento geotermico? Saranno enti locali e Regione a deciderlo.

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