9 dicembre 2019
Aggiornato 21:00
Economia

Sartor: «Impresa, lavoro e qualità per superare la crisi della cattiva finanza»

Lo ha affermato l’assessore all’economia del Veneto Vendemiano Sartor, intervenendo alla Fiera di Verona alla inaugurazione dell’edizione 2008 di Abitare il Tempo

«In un momento di fortissima crisi dell’economia mondiale, la concretezza dell’impresa, della qualità e del lavoro sono elementi di concreta certezza rispetto alle illusioni della cattiva finanza. E il Veneto tiene perché ha queste basi solide, imprenditori che vogliono e sanno affrontare le sfide concrete e una Regione che ha sempre accompagnato il loro impegno».

Lo ha affermato l’assessore all’economia del Veneto Vendemiano Sartor, intervenendo alla Fiera di Verona alla inaugurazione dell’edizione 2008 di Abitare il Tempo, dedicata a tutto il meglio dell’arredamento e del design e aperta dal ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola. Alla cerimonia d’apertura erano presenti, tra gli altri, il presidente della Fiera Luigi Castelletti, il presidente della Provincia di Verona Elio Mosele, il sindaco Flavio Tosi, l’assessore regionale Giancarlo Conta e i consiglieri Barbara Degani e Giuliana Fontanella.

«Quella veronese è una rassegna che evidenzia la solidità e l’importanza del comparto manifatturiero soprattutto nel Veneto – ha ribadito Sartor – e delle centinaia di migliaia di imprese che producono, innovano, sanno stare sul mercato nonostante le difficoltà. Le politiche economiche, specialmente alla luce di quanto sta accadendo nelle borse mondiali, deve guardare all’impresa, aiutando chi produce ricchezza reale e materiale e non quella «virtuale». Per il Veneto – ha concluso Sartor – sono ottimista, perché qui c’è cultura e voglia d’impresa, che si manifesta in un tessuto produttivo di assoluta qualità».

Altrettanto ottimista si è detto il ministro Scajola: l’Italia delle migliaia di imprese di ogni dimensione, e soprattutto medie e piccole, è la seconda potenza industriale d’Europa dopo la Germania ed è riuscita ad internazionalizzarsi; per questo riuscirà a sostenere meglio di altre realtà la crisi finanziaria mondiale. In questo contesto l’impegno del Governo è rivolto al superamento dei tre grandi fardelli d’Italia ereditati dal passato: il debito pubblico, le carenze infrastrutturali e le arretratezze della politica energetica, che pesano per 60 miliardi di euro. Puntiamo anche – ha concluso il Ministro – al rilancio non della finanza ma delle imprese e della produttività, che hanno bisogno di più innovazione e ancora maggiore internazionalizzazione.