21 giugno 2024
Aggiornato 10:00
I dati dell’ISTAT danno l’agricoltura ferma nelle dinamiche retributive e contrattuali

Fai Cisl: «I dati Istat sulle retribuzioni non dicono tutto»

«Il sistema di rilevamento non coglie il grande ed importante lavoro contrattuale che le Parti sindacali agricole stanno mettendo in campo»

I dati dell’ISTAT danno l’agricoltura ferma nelle dinamiche retributive e contrattuali, ma questo è dovuto semplicemente ad un sistema di rilevamento che non coglie il grande ed importante lavoro contrattuale che le Parti sindacali agricole stanno mettendo in campo.
Oltre al non rilevamento di tre rinnovi contrattuali nazionali, della forestazione degli impiegati e della cooperazione agricola, che hanno registrato un aumento nel biennio medio del 7%, il dato (zero) rilevato dall’ISTAT, è falsato da un sistema contrattuale che privilegia il tanto decantato sistema decentrato di contrattazione; sistema che come FAI CISL sosteniamo, e che ha permesso in questi anni una vitalità contrattuale sconosciuta negli altri settori.

«L’agricoltura - ha evidenziato Stefano Faiotto segretario nazionale FAI CISL - prevede il rinnovo del contratto nazionale così come per tutti gli altri settori contrattuali, ma poi il biennio economico ed il rinnovo del secondo livello di contrattazione sono affidati alla contrattazione provinciale, attraverso i CPL (Contratti Provinciali di Lavoro)».
«In particolare - ha evidenziato Faiotto - quest’anno sono stati, sin ora, rinnovati più di 50 CPL nelle diverse Province italiane, le quali per la parte retributiva (mediamente fra il 6,5% ed il 7%) hanno valore di rinnovo del biennio economico nazionale.

Forse il risultato è di difficile rilevamento da parte dell’ISTAT ma rappresenta una tutela del reale potere di acquisto delle retribuzioni ed una diffusa contrattazione decentrata, che come CISL vogliamo mantenere e consolidare. Una tale struttura contrattuale, rappresenta forse una complicazione statistica, ma va osservata con attenzione, per i suoi effetti positivi in realtà come quella agricola in cui le aziende datrici di lavoro sono molto piccole e frazionate, questo esempio positivo va certamente tenuto presente in avvio alla discussione generale sul rinnovo delle regole della contrattazione e della modifica dell’accordo di luglio del ’93, tenendo presente il dato che molti settori oltre all’agricoltura registrano una struttura aziendale di questo tipo, pensiamo all’artigianato, piuttosto che il commercio e molte realtà dei servizi.»