25 aprile 2024
Aggiornato 15:00
Gli imprenditori cinesi battono i colleghi Extra-UE in 6 settori settori su 20

PMI: alla Cina anche la sfida nel ‘medagliere’ tra imprese

Più numerosi in assoluto (40mila) i marocchini, cinesi secondi, albanesi terzi. In cinque anni oltre 100mila piccole imprese di immigrati in più

Cina sugli scudi non solo nelle sfide di Pechino, ma anche nella gara tra gli imprenditori immigrati che operano in Italia per numero di settori presidiati: sono loro, infatti a primeggiare in 6 su 20 dei principali settori economici in cui, nel nostro Paese, risultano operanti imprenditori immigrati.
Alla fine di giugno, il Registro delle imprese delle Camere di Commercio ha registrato la presenza in Italia di 234.175 imprese individuali con titolare immigrato da paesi non UE, l’84,3% in più rispetto al dato rilevato a giugno del 2003, corrispondenti in valore assoluto ad una crescita dell’imprenditoria immigrata di 107.111 unità in cinque anni.

In questa rincorsa ad aprire un’attività nello stivale, gli eredi del celeste impero hanno dato ottima prova della loro capacità di penetrazione sia settoriale che territoriale: presenti in tutte le 104 province italiane con 31.355 attività (dalle 3.329 di Prato alle sole 5 di Rieti), i cinesi sono leader nel commercio all'ingrosso, nei ristoranti, nella confezione di vestiario, nell’industria tessile, nella fabbricazione di gioielli e bigiotteria e nella lavorazione del cuoio.
Al secondo posto dell'ideale medagliere tra imprese c’è il Marocco (primatista in 5 settori) che però, con poco più di 40mila piccole imprese, può vantare la comunità d'affari straniera in assoluto più numerosa attiva nel nostro Paese, anch'essa distribuita in tutte le province (dalla ‘patria’ Torino, dove hanno sede 3.142 attività, fino alla piccola Enna, dove operano in 10). Le 'specialità' imprenditoriali in cui primeggiano i marocchini vanno dal commercio al dettaglio ai trasporti, dai servizi alla persona ai quelli postali e di telecomunicazione, alla fabbricazione di prodotti in metallo.

La sorpresa del medagliere è la Serbia con 3 ‘ori’. Nonostante possano contare solo su 8.034 attività (settimi nella classifica assoluta per numero di imprese), gli imprenditori originari dello Stato più grande della ex-Jugoslavia sono i più numerosi tra i riparatori di auto e moto, nelle attività a supporto dell’intermediazione finanziaria e nello sport e cultura.

L’IMPRESA IMMIGRATA: UN FENOMENO STRUTTURALE - Uscendo dalla metafora olimpica, l’imprenditoria immigrata si conferma un fenomeno di crescente rilievo nella trasformazione del tessuto imprenditoriale del Paese, soprattutto alla luce della storica tendenza alla contrazione del numero delle piccole imprese individuali, di cui a fine giugno scorso rappresentavano il 6,8%. Nei cinque anni osservati, infatti, il saldo di questa che è la forma giuridica più semplice (spesso l’altra faccia della ricerca di un lavoro che si trasforma in autoimpiego), è diminuito di 11.727 unità. Se dal conteggio si escludono le imprese aperte nello stesso periodo da immigrati, il bilancio però sarebbe stato negativo per quasi 120mila imprese.
Osservando soprattutto la distribuzione settoriale, da cui emerge la concentrazione di queste imprese in settori tradizionali generalmente a basso o bassissimo costo di ingresso nel mercato e in cui si concentrano mestieri che molti italiani tendono ormai a scartare tra quelli desiderabili, la diffusione dell’imprenditoria immigrata si va sempre più configurando come un fenomeno di tipo strutturale della nostra economia.

LA PRESENZA SUL TERRITORIO - Lombardia, Toscana, Emilia-Romagna, Veneto e Lazio sono le regioni in cui si registra la presenza maggiore in termini assoluti di imprese immigrate. In queste cinque regioni si concentra infatti il 57% di tutte le imprese con titolare non UE. La concentrazione maggiore si registra in Toscana, dove le imprese a conduzione di immigrati rappresentano l’11% del totale delle imprese individuali regionali, con una punta del 29,3% nella provincia di Prato.
In termini assoluti, la ‘patria’ adottiva delle imprese immigrate è Milano (20.0328 imprese), seguita da Roma (15.820) e più a distanza da Torino (9.414). Questa distribuzione rispecchia l’andamento degli ultimi cinque anni considerati, durante i quali le tre province hanno fatto registrare gli incrementi maggiori in termini assoluti e nello stesso ordine.
E’ interessante da notare come, con riferimento all’universo delle imprese individuali, la vitalità dell’imprenditoria immigrata in questi cinque anni ha consentito di chiudere il bilancio in attivo in sole 7 regioni su 20 (Lombardia, Lazio, Toscana, Piemonte, Calabria, Campania e Sardegna), compensando così il decremento nel numero di piccole attività. In tutte le altre, nonostante l’apporto di nuove attività generato dagli immigrati, il bilancio complessivo del quinquennio si è chiuso in rosso.