15 ottobre 2021
Aggiornato 23:00
I prodotti tipici aiutano a conoscere i territori e a far crescere il turismo

Zaia: «Sostegno alla vendita diretta dei prodotti tipici»

Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia ha inaugurato questa mattina, a Cecina, in provincia di Livorno, il “Centro Culturale Enogastronomico Villa Guerrazzi”

Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia ha inaugurato questa mattina, a Cecina, in provincia di Livorno, il «Centro Culturale Enogastronomico Villa Guerrazzi». Una struttura innovativa, ospitata all’interno di una vecchia fattoria del ‘700, che si pone l’obiettivo di coniugare l’eccellenza dei prodotti enogastronomici locali con la valorizzazione del patrimonio storico, culturale e paesaggistico del territorio e che ospita anche un Centro di Informazioni e Assistenza Adac, pensato per i turisti tedeschi, circa il 60% del totale ogni anno, da sempre appassionati della Toscana.

«Riscoprire nell’agricoltura una forte dimensione identitaria dei territori, ciascuno con i suoi prodotti enogastronomici tipici – ha detto il Ministro Zaia, alla sua seconda visita in Toscana, dopo l’incontro con i produttori del vino Brunello a Montalcino - può fare da traino ad un ulteriore sviluppo del turismo e dell’intera economia di quei territori. Sono sempre di più i turisti che scelgono di dedicare le vacanze ai tanti percorsi enogastronomici che il nostro Paese può offrire. Dobbiamo quindi proseguire sulla strada della promozione e del sostegno al legame fra i prodotti agroalimentari e il territorio in cui nascono. Ricordando anche che, laddove l’agricoltura industriale si ritira, investire sul prodotto tipico è l’unica strada percorribile per rivitalizzare un territorio e creare lì nuove opportunità di crescita occupazionale».

Al termine della conferenza stampa per la presentazione del Centro, cui hanno partecipato il sindaco di Cecina Paolo Pacini e il presidente della Provincia di Livorno Giorgio Kutufà, il Ministro Zaia ha incontrato i produttori locali. Settanta, per ora, quelli che esporranno e venderanno al pubblico i loro prodotti all’interno del Centro, dove si terranno anche rappresentazioni artistiche e teatrali e dove si potranno visitare il Museo della Vita e del Lavoro, che racconta le tradizioni della vita contadina del territorio e il Museo Archeologico con i reperti etrusco – romani.

Numerosi gli argomenti di confronto con produttori e imprenditori agricoli. In mezzo a loro, il Ministro ha voluto ribadire l’importanza dei farmers markets, i mercati per la vendita diretta, di cui Villa Guerrazzi può essere buon esempio. «La vendita dai produttori ai consumatori – ha detto Zaia - si realizza a tutto vantaggio degli uni e degli altri; questo è il momento di voltare pagina e riscoprire i prodotti tipici locali che, oltre che rispettosi dei nostri stringenti standard di sicurezza alimentare, garantiscono anche gusto e genuinità». «Fino ad ora la cultura delle multinazionali, che vorrebbe un prodotto senza identità e sapore più sicuro di quello lavorato dal contadino, ha avuto gioco facile. Noi però sappiamo che non è così, che i controlli sui prodotti alimentari nel nostro Paese sonserrati e puntuali, che scegliere l’agricoltura di prossimità fa bene alla comunità, all’economia, all’ambiente».

Il Ministro ha anche rassicurato gli imprenditori presenti che, insieme al collega Roberto Calderoli, «lavoreremo per eliminare vincoli, intoppi e lungaggini burocratiche che fanno perdere ogni anno, a ciascun produttore, 110 giorni di tempo e lavoro». Dalla Toscana, Zaia è tornato a parlare di WTO, nel giorno in cui le organizzazioni agricole di tutta Europa hanno presentato a Pascal Lamy, direttore generale dell'Organizzazione mondiale del commercio, una dichiarazione comune nella quale esprimono la loro opposizione all'attuale proposta sull'agricoltura formulata in occasione della mini-ministeriale della WTO. «Quell’accordo sarebbe pessimo per l’Italia e per l’Europa. Dobbiamo difendere le nostre produzioni – ha ribadito il Ministro - e con esse le nostre identità, convinti che ci sia un criterio di rispetto reciproco che non ammette deroghe: chi viene da noi, nel nostro mercato, deve rispettare le nostre regole. L’Italia pretende rispetto e non abbiamo nessuna intenzione di barattare l’agricoltura con altri settori produttivi, in un momento in cui la crisi alimentare ha raggiunto proporzioni tanto vaste e l’approvvigionamento di ciascuno Stato è ‘condicio sine qua non’ per il suo sviluppo economico futuro».